Discorsi

Frammento della tavola rotonda informativa sui fatti avvenuti nell’Ambasciata del Messico, con la partecipazione del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, trasmessa dagli studi della Televisione Cubana, il 5 marzo del 2002, "Anno degli Eroi prigionieri dell’Impero"

Data: 

05/03/2002

 


Comandante . – Prima di tutto vorrei dire alcune cose: ho seguito queste tavole rotonde per molto tempo e ieri è stato il giorno in cui con maggiore chiarezza e precisione si è analizzato un problema. Mi è molto dispiaciuto che, a causa dei forti venti che stavano soffiando ieri nella città, sia mancata la corrente elettrica in molti luoghi. Per questo motivo suggerì che fosse ritrasmessa, però, mi hanno detto che oggi a mezzogiorno non si erano ancora risolti molti problemi, e in questo momento non sappiamo con certezza quante siano le persone che stanno ascoltando questa tavola rotonda.

Siccome ci eravamo messi d’accordo che io avrei dato alcune opinioni, oggi l’ho rivista per precisare quali erano i punti che voi avevate segnalato rispetto ai quali io potevo fare alcuni chiarimenti.

Per esempio ieri si è parlato della riunione di Castañeda con i dissidenti. Su ciò devo dire quanto segue:

Nelle settimane che precedettero la visita del presidente Fox al nostro paese, che fu molto bene accolta da noi tutti e che ci rallegrò molto, gli Stati Uniti svolsero la loro abituale crociata relativa alla riunione di Ginevra – che, come qualcuno ieri disse qui, è la loro ossessione – ; e in quei giorni era molto intensa in Latinoamerica, poiché la loro manovra perde ogni giorno più prestigio e ha dovuto pagare un prezzo molto alto, come quello umiliante di non essere stato eletto membro della Commissione dei Diritti Umani, senza sapere chi fossero i paesi votanti, perché questa votazione non era aperta e quindi la loro sete di vendetta è grande, motivo per il quale stavano elaborando un piano in America Latina contro Cuba da eseguire a Ginevra.

Di questo si è già discusso molto nelle tavole rotonde però non ci è sembrato prudente dirlo tutto. Sarebbe sufficiente dire che conosciamo tutte le manovre che il Dipartimento di Stato ha fatto in questo emisfero, tutte le conversazioni e tutte le pressioni; diciamo di più: tutte le cospirazioni, e i paesi su cui contano e su cui non possono contare – una piccola punta dell’iceberg risultò evidente quella volta in cui il gentiluomo Ministro degli Esteri dell’Argentina, che è il paradigma del neoliberalismo, corse subito a Washington a vendere Cuba come una merce; è vero, c’è chi la vende ogni anno, questa pratica esiste da tempo –, e fu analizzato ma, non fu detto tutto. Comunque, non rivelerò qui adesso tutto quello che sappiamo su questo tema.

Eravamo molto contenti dell’opportunità della visita di Fox. Ci fece molto piacere, si trattò di un gesto realmente nuovo. Generalmente i presidenti messicani ci visitano quando sta per finire il loro mandato; lui disse sin dall'inizio che avrebbe fatto una rapida visita a Cuba, era stato invitato, ovviamente, perché quando un presidente del Messico desidera venire a Cuba le nostre porte sono aperte. Nel dire "porte aperte" quasi mi vien da ridere. Allora noi ci rallegrammo moltissimo quando egli prese questa decisione, perché per noi era un’opportunità di analizzare moltissimi temi di carattere economico, culturale, internazionale.

Bisogna considerare, per esempio, che il Messico adesso è membro del Consiglio di Sicurezza per un periodo di due anni, e quando presentò la sua candidatura nessuno dovette venire a chiederci l'appoggio al Messico, perché noi l’appoggio al Messico l’abbiamo dato in maniera spontanea, e sappiamo che il Presidente Fox apprezzò molto questo gesto che gli abbiamo trasmesso direttamente.

Oltre a tutti questi argomenti di interesse comune e relativi ai problemi internazionali, desideravamo avere l'occasione di discutere il tema riferito al voto di Ginevra, e conoscere bene quali erano le sue posizioni, esporre le nostre, e, in effetti, così lo facemmo. Le nostre conversazioni, sia quelle ufficiali, a cui parteciparono diverse persone, sia quelle private furono molto positive e avemmo l’opportunità di esporre i nostri punti di vista.

Lo stesso giorno della visita, che come voi ben sapete fu molto breve, io fui con lui quasi tutto il tempo e lo accompagnai a diversi luoghi; a deporre l'omaggio floreale al monumento a Martì (nella Piazza della Rivoluzione N.d.T.) poi a La Habana Vieja, all’area dove si trova il nostro gruppo elettrogeno di ciclo combinato che funziona con il gas derivato dal nostro denso petrolio (il petrolio cubano è denso perché molto ricco di zolfo; N.d.T.) – denso però molto utile giacché si sta convertendo nella fonte energetica di tutta la nostra elettricità, perché la generazione elettrica costerebbe molto di più sulla base del fuel – oil – perfino lì lo accompagnai, oltre Guanabo.

Durante il tragitto conversai con lui, gli parlai della madre di Leal (Eusebio Leal, Storico della Città dell’Avana, che ricevette da Fox l'onoreficenza Aquila Azteca, N.d.T.), una persona molto abnegata, molto sacrificata, amata moltissimo da noi tutti; gli suggerii che, allo stesso modo dell’onorificenza, una visita a sua madre avrebbe commosso Leal; mi disse di sì e andammo a trovarla.

Dopo ci dirigemmo al CIREN (Centro Internazionale di Ristabilimento Neurologico; N.d.T.), dove un grosso numero di messicani sta ricevendo cure mediche, con ottimi risultati. Qui ebbe luogo un commovente atto, dove parteciparono molti di questi malati. Poi lo lascia per alcuni minuti, per rincontrarlo alla sera perché era in programma una conversazione privata. In verità ce ne furono molte, poiché durante i percorsi, conversavamo di molti temi, e sempre in un eccellente clima che si mantenne fino alla fine.

Anche Felipe (Felipe Pérez Roque, Ministro degli Affari Esteri di Cuba; N.d.T.) aveva avuto alcune conversazioni nel pomeriggio con il suo omologo.

Non ricordo adesso l’ora esatta, però più o meno a quella prevista, ci riunimmo nel mio gabinetto lui ed io. Qui abbiamo avuto una buona conversazione molto franca.

In tutto il periodo di preparazione del programma non ci fu mai una parola su una probabile riunione con i famosi "dissidenti", fabbricati dalla propaganda, diretti dall’Ufficio di Interessi degli Stati Uniti, eterni invitati lì che godono di una splendida vita, visto che i fondi per loro sono i milioni che investono la USAID e altre istituzioni con simili scopi e ogni volta che un illustre visitatore ci fa visita, loro usano il meccanismo di fare pressioni pubbliche, fermo restando quelle che fanno per altre vie; risulta quasi un’esigenza riunirsi con i capi dei groppuscoli. Qui non può venire nessuno - statunitense o di un altro paese-, qualunque sia il suo livello politico a cui non esigano una riunione, perché questo è il modo di mantenere questa finzione.

Tali soggetti sono persone che hanno un legame abbastanza stretto con questa radio mercenaria (Radio Martì che trasmette da Miami; N.d.T.), il cui solo nome è un insulto per la nostra patria, insulto che diventa più grande man mano che il nostro popolo ed i nostri bambini conoscono meglio Martí. Sempre in contatto con essa, violando leggi, nessuno si dimentichi di questo; violando leggi discusse ed approvate dall’Assemblea Nazionale di Cuba, offrendo, su tutto, false informazioni, facendo campagne, sempre in sintonia con la politica dell’impero contro Cuba: sia nelle ciniche manovre di Ginevra, sia in ogni politica imperialista contro la nostra patria; e vanno a braccetto con la mafia terrorista di Miami, non possiamo nemmeno dimenticarci di questo.

Adesso, che nel mondo si parla di terrorismo e i suoi esecutori sono stati persino raggruppati e inviati a una base navale nordamericana, tale concetto acquista un significato speciale per la coscienza mondiale; e nella nostra patria nessuno ignora tutte le nefandezze commesse contro essa da Miami, da dove hanno sempre suffragato e finanziato crimini contro il nostro paese. Per più di quarant’anni, decine di anni di terrore contro il nostro popolo sono stati assolutamente tollerati dagli Stati Uniti; così che risulta un po’ difficile presentare come persone con un criterio proprio, i mercenari che servono questa politica, che si nascondono dietro una maschera o un'altra e che vogliono solo questo: la pubblicità o fare il ruolo delle vittime; provocatori abituali, tergiversori e bugiardi permanenti in tutto quanto si riferisce a Cuba; però, qui l’impero ha solo questo, come se avesse dei pesciolini in un acquario senza acqua, perché realmente non c’è acqua dove farli vivere. Non sarà nelle acque di un popolo ogni giorno più rivoluzionario e con maggior cultura e sempre con più conoscimenti, dove potranno trovare l’ossigeno per questi pesciolini colorati, molto conosciuti al di là delle nostre frontiere, conosciuti in maniera artificiale all’estero. È bene segnalare questo, non vi pare?, perché è un meccanismo montato da loro. Li dirige la SINA (Sezione di Interesse degli Stati Uniti, N.d.T.), li convoca, li paga, in una e mille forme differenti.

Ah! Questo è il tributo che chiedono a quanti vengono a visitarci.

Non voglio dire che ho di Fox l’opinione di un uomo debole, di poco carattere; al contrario. Di lui ho l’impressione, e non vacillo nell’affermarlo, che è un uomo con un alto senso della dignità personale, è un uomo di carattere, e per me è evidente che lui, che conosce il nostro popolo, non era favorevole a realizzare un ruolo che non gli piacce in assoluto. Però la formula che apparve all’ultimo momento, su cui non ci era stata detta una sola parola, fu la formula della colazione.

Qualcuno deve aver elaborato quel programma, qualcuno deve aver inventato la colazione, ed è logico che un uomo assolutamente libero come lui, possa arrivare qui e dirci: vogliamo questo, vogliamo quest’altra cosa, desideriamo tale programma e altre cose", perché noi qui non imponiamo nessuna restrizione ai nostri visitatori, e nemmeno perdiamo il sonno per qualcosa che gli è stata imposta come le forche caudine – questa è una parola che viene dall’Epoca Romana, in cui i prigionieri erano fatti passare sotto alcuni archi per umiliarli – si è convertito in un strumento di umiliazione e in un imbroglio per tutti i visitatori che non trovavano una scappatoia, non sapevano che cosa fare. A volte ce lo dicono e a volte no, però questo è applicabile a tutti i visitatori, siano essi di destra o di sinistra. E conosciamo molte sinistre e soprattutto alcune sinistre europee a cui esigono il tributo: "Senta, sì, molto bene; però guardi, passi da qui", e costringono molti uomini illustri a vivere momenti penosi; dopo si riuniscono con me e a sottovoce mi dicono qualcosa: la SINA ha organizzato un incontro, e se si tratta di un nordamericano, organizzano un pranzo o qualche altra cosa per riunirli.

Loro si incaricano di questo, fondamentalmente la SINA, che organizza tutti gli incontri con i visitatori, e con pressioni che vengono anche dall’alto.

Voglio escludere che Fox abbia fatto un atto sleale; e gli rendo tributo per la cura con cui trattò un’intervista inventata da qualcuno; però, lui è un uomo serio, un uomo d’onore. Mi parlò del tema quando ci trovammo in quella riunione, prima della cena, e mi spiegò che il giorno dopo ci sarebbe stata una colazione all’Ambasciata, dove avrebbe salutato gli impiegati dell’Ambasciata del Messico e che lì i famosi dissidenti avrebbero avuto una riunione con Castañeda e che sarebbe andato lì a salutarli, niente di più. Ed, effettivamente, questo fu ciò che fece, salutarli; però, le agenzie all’estero parlarono dopo di una riunione fantasma a L’Avana con i nemici della Rivoluzione, dove sarebbero stati toccati tutti i temi che avevamo trattato, perché questo è il meccanismo creato.

Io semplicemente gli dissi: "Senta, Lei non avrà alcun problema con me per questo; però la mia preoccupazione è che, siccome questo è un tema molto sensibile per la nostra popolazione, ciò potrebbe danneggiare la sua immagine agli occhi del nostro popolo", questo fu ciò che gli dissi. E inoltre gli ribadì: "Lei non avrà nessun problema con me."

Il giorno dopo ci furono anche alcuni malintesi, perché le agenzie pubblicarono che mi aveva consegnato una lista di prigionieri. Questa cosa della lista dei prigionieri è una storia antica, perché chi veniva a Cuba – venisse dall’Europa, dal Canadao, da qualunque altra parte del mondo – riceveva dagli Stati Uniti una lista di prigionieri per cui intercedere, una forma per guastare la visita agli invitati fustigarci, molestandoci con la loro lista di prigionieri. Però è da molto che abbiamo detto che le liste di prigionieri terminarono, definitivamente e per sempre; questo fa parte della preistoria e lo abbiamo detto ben chiaramente: Qui non c'è nessun tipo di lista; possono pure portarle con sé, però, in realtà, io non le guardo nemmeno.

Le notizie delle agenzie attribuiscono a Fox l'avermi consegnato una lista di prigionieri.

Io dovetti chiarire che lui non mi aveva consegnato una tale lista, né mi aveva parlato del tema. È un uomo di sufficiente tatto, è un diplomatico e, in realtà, consegnò a Felipe, – e non a me – il quale lo accompagnò fino all’aeroporto, una piccola lista. Le agenzie dicevano che mi aveva consegnato una lista di prigionieri, e siccome ciò non era l'esatta realtà, spiegai che a me non aveva né parlato di questo, né consegnato una lista.

Da questa lista si possono vedere chi sono i loro più cari prigionieri, quelli su cui l’impero ha il maggior interesse, anche se a loro importa poco la sorte dei suoi mercenari.

Quindi, potremmo anche noi inviare una lista a coloro che viaggiano negli Stati Uniti; però, noi preferiamo non mandare liste, bensì parlare tutti i giorni dei nostri carissimi ed eroici prigionieri, Eroi della Repubblica di Cuba, che in una maniera spietata hanno trasferito a prigioni lontane; solo per gusto li hanno tenuti in celle solitarie fino a quando sono arrivati nel luogo definitivo e lì chissà quali sono le dure condizioni di vita che li aspettano, mantenuti a migliaia di chilometri di distanza l’uno dall’altro, non potendo in nessun modo comunicare tra loro. Però, lo ripeto: non abbiamo bisogno di nessuna lista; solo con la verità e la ragione in mano, noi reclamiamo la libertà dei nostri eroici prigionieri, perché essi sono eroi e non mercenari, veri patrioti e non traditori della patria.

Così che, in occasione della visita e degli imbrogli yankee, fu necessario fare alcuni di questi chiarimenti; però, al tempo stesso, il presidente Fox mi disse, ed anche il signor Castañeda lo disse a Felipe, che il Messico non avrebbe promosso, né propiziato, né appoggiato, nessun tipo di manovra contro Cuba a Ginevra. Proprio così, me lo disse con molta dignità e con molta sicurezza.

Siccome parlammo di molti temi, ci dimenticammo di quella piccola faccenda della riunione, perché non aveva nessuna importanza quella riunione, né la questione della lista. In confronto con la soddisfazione per la visita, e per i temi trattati, quella facenda era intrascendente. Non esisteva la benché minima ragione perché potesse sorgere la benché minima differenza; almeno noi lo consideriamo così.

È vero, fu necessario, il giorno che si inaugurò la Fiera del Libro, spiegare alla stampa che c’erano alcuni dettagli riferiti alla famigerata lista, che io non avevo ricevuto e di cui nessuno mi aveva parlato in precedenza, e anche quella strana frase del Ministro degli Esteri mesicano secondo cui da questo momento i rapporti con la Rivoluzione Cubana si erano rotte e che d’ora in poi ci sarebbero stati rapporti con la Repubblica di Cuba. Io ho fatto alcune riflessioni a riguardo. Come si poteva parlare di due cose differenti, dal momento che la vera repubblica, e non quella caricatura di repubblica esistente fino al 1959, esiste da quando esiste la Rivoluzione.

La repubblica a Cuba è inseparabile dalle nostre lotte e dalle lunghe lotte dei nostri mambises nel secolo scorso, e dalle prodezze del nostro popolo che per più di 40 anni, che non hanno parallelo nella storia, per la loro capacità di resistere e di far cose che ci hanno portato a livelli ben più alti di qualunque altro paese del mondo, che ci permettono oggi di disporre delle condizioni per fare ciò che stiamo facendo ora, con più forza, più intensità e più convinzione che mai. Come si può separare questo dalla Rivoluzione? Non ci sembrò una frase trascendentale, anche se non si può giocare con le frasi.

Dopo si produce il fatto a Miami, e ricominciano con la famosa storia incomprensibile. Il fatto che qui voi abbiate usato una frase strana (dal punto di vista sintattico, N.d.T.) è stato utilizzato dalla Mafia di Miami e da alcuni suoi amici, nello stesso Messico, per suggerire l'idea che noi abbiamo inventato la penetrazione nell’Ambasciata, come se realmente questo si potesse inventare. Neanche se noi fossimo stati indovini ed avessimo avuto 25 sfere di cristallo avremmo potuto sapere che lì, in una cerimonia di cui noi non avevamo notizia alcuna, per inaugurare la Casa della Cultura messicana a Miami nonché un consolato, avrebbe avuto luogo quel discorso.

In quel luogo ci sarà stata anche molta gente decente e onorevole; però è certo anche che si riunì una piaga di terroristi nell’inaugurazione. Non so, in realtà, cosa c'entrano i terroristi con la cultura. Ieri stavate scherzando sulla radio sovversiva, non mi ricordo bene in che momento, dicendo che sarebbe opportuno cercare dei professori per insegnare loro la geografia di Cuba, perché non sanno nemmeno com'è la geografia del nostro paese, il numero e l’ubicazione delle province, ancora meno dopo la divisione Politico – Amministrativa. Probabilmente non se ne sono neanche accorti, come non devono essersi accorti dei Poteri Popolari, delle elezioni, dei delegati della circoscrizione, sarebbe un’impresa enorme e molto impegnativa cercare di spiegarglielo, perché conoscono solo come far votare i morti e realizzare imbrogli elettorali, nel fare questo sono campioni olimpionici. Sono molto bravi in materie come queste che non c'entrano niente con la cultura. L’autore del discorso era molto soddisfatto; molto soddisfatto e molto felice.

Noi non stiamo dicendo – voglio chiarire categoricamente questa cosa – che Castañeda sia responsabile di quanto è successo; noi abbiamo detto che le sue parole furono manipolate. Credo che le mie prime dichiarazioni furono: "Le parole pronunciate la scorsa sera dal signor Castañeda, furono immediatamente prese dalla mal chiamata Radio "Martí" e cinicamente manipolate."

I gentiluomini di questa radio del governo degli Stati Uniti si difesero da certe parole pronunciate da Castañeda quando disse che c’era stato un uso indebito, o qualcosa del genere, delle sue parole, adducendo che essi non avevano cambiato niente di quello che aveva detto Castañeda, che avevano soltanto ripetuto testualmente le sue parole. Tuttavia, è vero che le parole furono manipolate, e manipolate in modo tale che le cambiarono il senso.

Castañeda è amico della letteratura, gli piace scrivere e pronunciare frasi per la storia -forse, mi sembra che sia così-, è un debole che abbiamo tutti quanti scriviamo o diciamo qualcosa. Lui aveva già usato la famosa frase secondo cui erano stati rotti i rapporti con la Rivoluzione Cubana, e sostituiti dai rapporti con la Repubblica di Cuba. Siccome lo ripetè a Miami, e io sono assolutamente convinto che non lo fece in accordo con la mafia terrorista di Miami né con il governo degli Stati Uniti, noi non abbiamo mai detto che sia responsabile dei fatti.

La responsabilità ce l'hanno coloro che presero le frasi e realmente le manipolarono, e le manipolarono in modo tale da darle un senso totalmente diverso: "porte aperte" – per questo dicevo poco fa che questa frase mi faceva ridere. Porte aperte è una frase che si usa spesso.

E allora che cosa fece la radio infame? Prese la frase e dalle prime ore del mattino, dalle 07:30, incominciò a ripeterla, a ribadirla – come si è detto qui – circa otto volte. Non mi ricordo quante volte in più ha detto Lazaro.

Randy Alonso.– Sessanta notizie su questo principio.

Comandante.– Questo avvenne il giorno 27 febbraio. Però, mi sembra di aver capito che andarono aumentando il tono e già al pomeriggio dicevano – ciò che tu ci hai riferito oggi - : "Le porte dell’Ambasciata del Messico sono aperte a tutti i cubani", non è forse questa la frase esatta?

Randy Alonso.– "’Le porte dell’Ambasciata messicana a L’Avana sono aperte a tutti i cubani’ dice a Miami il ministro degli esteri messicano Jorge Castañeda."

Comandante.– Ciò che trasmettono è il titolo. Ripetono molte volte i titolari– è una forma di manipolazione – senza citare il testo; preceduto inoltre dall’uso della famosa frase relativa ai rapporti del Messico con la Rivoluzione Cubana, che erano stati rotti. Quale fu l'informazione che giunse alle orecchie di molte delle persone che cercarono di penetrare nell'Ambasciata, che non sono politici, che non leggono giornali, e che appena ascoltano la radio?; ciò che gli giunse fu la voce secondo cui i rapporti tra il Messico e Cuba si erano rotti e che le porte dell’Ambasciata erano aperte ai cubani.

Questa fu l’intenzione, questa fu la perfidia contenuta nel ripetuto titolare; questo non era problema di trascrizione, bensì di utilizzo doloso di due frasi, che furono abbinate nel titolare e ripetute decine di volte. Ciò credeva la gente, e lo sappiamo perché abbiamo chiesto loro in che modo gli giunsero le prime notizie. E devo dire che le prime notizie su questo fatto arrivarono quasi a mezzogiorno. La gente si domanda: Ebbene, quando vennero fuori queste notizie? Di solito si ricevono qui tante informazioni false e distorte e un sacco di menzogne, perciò le raccogliamo attraverso due monitor diversi e le facciamo arrivare a che spetta. Lì all’Ambasciata, a mezzogiorno, c’erano due custodi, però, poco dopo, apparvero nove individui un po’ sospetti; nessuno, nemmeno i custodi, sapeva che era stata data quella notizia, e anche se l'avessero saputo, siccome la menzogna è una cosa abituale, l’attenzione prestata sarebbe stata relativa.

Due custodi videro quei individui, che gli sembrarono sospetti, avvisano, e domandano loro cosa stessero facendo lì. Risposero: "Hanno rotto i rapporti tra il Messico e Cuba e hanno detto che le porte del Messico sono aperte a tutti i cubani; noi vogliamo sapere cosa sta succedendo, per entrare nell’Ambasciata del Messico." Però, al tempo stesso, una persona, una funzionaria della sede informò che l'avevano chiamato durante tutta la mattina, chiedendole se era vero che concedevano asilo. Questo accade alle ore 13:00, più o meno, il momento in cui venne inviato un piccolo rinforzo all’Ambasciata di circa 20 persone, di cui due del regimento di custodi di Ambasciate. Questo avvenne al mattino, ma, dovrò ritornare su questo punto, quando analizzerò altri temi. È' arrivato il momento di chiarire alcune cose, ma lo farò più avanti.

Quanto riferito chiarirà, e non altererà, il nostro concetto sul presidente Fox, né sui risultati del viaggio, né sul suo gesto di venirci a visitare per discutere cose di interesse comune e cose di interesse dell’America Latina ed anche di interesse mondiale, perché oggi è membro del Consiglio di Sicurezza, ed il Messico, storicamente, ha sempre avuto un ruolo rilevante nella politica internazionale. Voglio separare le cose, e non sto accusando Castañeda, bensì lo sto esonerando da colpe, perché non credo che abbia avuto intenzione di fare questo, e che nemmeno si sia messo d’accordo con la radio sovversiva per farlo.

Differenze politiche ed ideologiche a parte, non ho nessun proposito di offenderlo né di incolparlo, bensì di spiegare quali meccanismi generarono il problema, la verità obiettiva; perché in questo mondo ci sono tante verità fra virgolette, e tante menzogne che aspirano ad essere credute, che non ho altro rimedio se non quello di spiegare la reale verità al nostro popolo.

Che cosa accadde il giorno 27 febbraio? Vi ho già raccontato una piccola parte, di come i custodi seppero la notizia su quella strana situazione.

Quando fu che io – voi potrete ridere, ma, è la verità – ebbi notizie che c’erano dei problemi nell’Ambasciata del Messico? Semplicemente ebbi notizie sugli incidenti dell’Ambasciata del Messico alle 22:55 dello stesso giorno.

Tutti sappiamo che abbiamo molto lavoro, ricevendo visite, delegazioni, realizzando colloqui; non tutto appare nei giornali. Questo stesso giorno io avevo una riunione, ed ero riunito fin dalle 20:20, con una delegazione di Cile, a capo della quale c’era colui che fu candidato alla Presidenza cilena nelle passate elezioni e che, senza ombra di dubbio, sarà il futuro candidato nelle future elezioni di questo paese, con grosse possibilità di venire eletto. Ebbene, questi non sono affari nostri, che sia candidato o che non lo sia, o l’ideologia di destra o quella di sinistra, secondo queste variegate e a volte confuse denominazioni. Perché abbiamo già parlato di alcuni di sinistra vengono qui, però con gli occhietti che guardano verso il Nord e disposti ad ogni compiacenza possibile. Questa delegazione era presieduta, fondamentalmente, da due sindaci di Santiago di Cile, uno di questi del Partito Unione Democratica Indipendente, UDI, e l’altro di Rinnovamento Nazionale.

Noi abbiamo avuto dei rapporti con distinti leader della sinistra e della destra in questo mondo, e molte volte vengono a Cuba interessati a conoscere alcune nostre esperienze, altri perché richiedono alcuni servizi medici, e noi non possiamo chiedergli: In che modo lei pensa? E attraverso questa via abbiamo conosciuto molte persone, anche di destra, come abbiamo conosciuto quelli di sinistra; sono persone serie anche se si trovano ideologicamente a migliaia di anni luce da noi e non condividono per niente la nostra ideologia. Tuttavia, ci sono molte cose in questo mondo da discutere a parte la politica.

Il Presidente Fox lo avevo conosciuto quattro anni fa, quando era governatore dello stato di Guanajuato; conversammo per sei, sette ore sul problema ecologico, dello stato, sui problemi dell’agricoltura, sulla siccità e su un sacco di altre cose che interessano un governatore: sviluppo tecnologico, mercato e problemi di ogni genere, di questo parlammo moltissimo, si interessò per molte cose, al punto tale che quando lo eleggono presidente dichiara che avrebbe chiesto la collaborazione di Cuba nel campo dell’istruzione, della sanità, e dello sport, perché questo era il paese che aveva più esperienza di tutti.

È' la prima volta, nella storia del Messico, che un suo presidente fa una simile dichiarazione. Io credo che fu obiettivo, perché riteniamo vero che noi abbiamo il miglior sistema di sanità, d'istruzione e di sport nel mondo, il più giusto, il più equo; non tentenno nel dire ciò, e questo non è niente, perché stiamo avanzando considerevolmente in questi campi.

Le prodezze che oggi il nostro popolo può fare nel campo della medicina, il capitale umano enorme su cui conta, non lo ha nessun altro paese al mondo; professionisti capaci di viaggiare in qualunque parte del mondo per quanto possa risultare difficile arrivarci. Se l’Europa e gli Stati Uniti dovessero unirsi per poter cercare un numero di medici pari a quello che noi abbiamo per dare servizi integrali della sanità, fallirebbero nel loro intento. I medici che noi possiamo riunire in una settimana, loro non riescono a riunirli nemmeno in 10 anni; e nel caso che ci riuscissero, sarebbe solo per 15 giorni; ciò è solo la quinta parte del nostro potenziale di salute su cui possiamo contare in questo istante. Ebbene, Fox fu sincero.

In questo caso, il sindaco di Santiago del Cile, che si chiama Joaquin Lavín ed è inoltre presidente della UDI, per iniziativa propria propose di realizzare una visita al nostro paese per studiare il sistema del medico della famiglia. Immediatamente gli abbiamo dato una risposta affermativa. "Certamente, con molto piacere." Ed in questo modo si realizzò la visita coincidente con quel fatidico giorno; il suo principale interesse era questo. Ed è chiaro che in qualunque riunione si può abbordare il tema che si vuole, e il suddetto visitatore venne ricevuto come riceviamo noi tutti gli ospiti, con l’attenzione richiesta.

Nella serata dovevamo avere un colloquio, era già programmato, perché aveva visitato la Scuola dei Lavoratori Sociali dove c'ero anchi'io, interessato nelle spiegazioni, giacché una scuola come questa non può essere capita senza prima concepirla inserita in un programma, senza conoscere prima cos'è un lavoratore sociale e quali sono le sue missioni. La Scuola dei Lavoratori Sociali fa parte di un programma molto ambizioso di tipo sociale e io avevo interesse che lui lo conoscesse.

Ero già stato lì quando venne Oliver Stone, il quale voleva visitare una scuola; eravamo lì partecipando ad una riunione; ciò avvenne durante i giorni in cui stavano arrivando gli studenti delle scuole che partecipavano alla campagna contro la zanzara, quella di Villa Clara, quella di Holguin e quella di Santiago. Erano lì in visita più di 100 nordamericani che fanno parte di un movimento di città gemellate degli Stati Uniti e di Cuba, che poi tornai ad incontrare a Matanzas.

Io contribuì in qualche modo a spiegare ciò che era questa scuola. C’era Oliver Stone, però dalle spiegazioni che gli avevano dato, mi resi conto che dovevano completarle con alcuni elementi addizionali.

Inoltre, questo stesso giorno, volevo invitare a cena i cileni dopo il colloquio. Prima di riunirci, lui mi chiese di parlare un po' e quella conversazione si prolungò, perché si toccarono altri temi, ci sono sempre temi di cui parlare, domandare il parere su un problema, cosa ne pensa su alcuni avvenimenti, non per una polemica, ma per scambiare impresioni e conoscere opinioni. Allora, a quest’ora, Carlitos mi tocca la spalla e mi informa che ci sono notizie importanti. Esco e mi informano che all’Ambasciata del Messico c'erano dei disordini e che un autobus era entrato violentamente, si era lanciato contro il cancello dell’Ambasciata. Questo avvenne circa 10 minuti dopo che l’autobus era entrato.

Spiego all'ospite che all’Ambasciata del Messico è avvenuto un incidente e gli chiedo di scusarmi, gli dico che potrò continuare la conversazione il giorno dopo; però, se lo desideravano potevano aspettare che io mi occupassi dell’accaduto, avvertendogli che: "Questo mi porterà via per lo meno un’ora di tempo." In realtà mi portò via più tempo: circa due ore.

Allora – anch'io ho una cronologia dei fatti - :

"23:15, chiedo agli ospiti che mi permettano di assentarmi per almeno un’ora.

"23:16, esco dal mio ufficio e mi dirigo al Dipartimento della Controintellingence della Città per fare il punto sulla situazione." Era vicino, si trovava nella stessa direzione, si esce dal Palazzo e si va in quella direzione. L’Ambasciata del Messico si trova dall'altra parte del Almendares.

"23:32, analizzo dettagliatamente la situazione con il Capo Generale della Controintelligence e le misure da prendere", o che si erano prese, "e riunisco i dati relativi per informare la popolazione." Era elementare informare quanto prima la popolazione di ciò che avevo visto. Io prendo nota su un block-notes di quello che sta succedendo. In questo modo io ho le prime informazioni su ciò che ha originato questo problema; le prime notizie su ciò che sta accadendo, sul discorso fatto all’Istituto Culturale, i cui primi frutti, disgraziatamente, non furono dei migliori, e la manipolazione che stava facendo la radio sovversiva, la così mal chiamata radio "Martí".

Tutto era chiaro, chiarissimo. Venne fatto deliberatamente sapevano a che pubblico dirigersi. Era qualcosa – come qui si è già detto – che ricordava i fatti del 5 agosto, quando procedimenti simili, cioè quello di inviare notizie che una nave sarebbe venuta a prenderli, diedero luogo alle rivolte, ai noti disordini del 5 agosto (5 agosto del 1994. N.d.T.)

Continuo a raccogliere i dati, io aggiungevo dati perché stavo vedendo quello che stava succedendo e ne prendevo nota, senza dimenticare però che si sarebbe dovuta fare immediatamente un Nota Ufficiale. Avevo in mano gli elementi fondamentali. Fu quasi uguale a ciò che avvenne quel 5 agosto: l’altra volta c’era Felipe, questa volta anche; l’altra volta c'era Lage e questa volta anche; il giorno dopo non era presente perché ci fu una lunga riunione del Consiglio dei Ministri ed era stanco morto visto che erano ormai due giorni che non dormiva. Il 27 si aggiunse Carlitos Valenciaga (Capo gabinetto del Presidente cubano, N.d.T.). Eravamo quattro, più José che era dietro. Io mi siedo sempre nello stesso posto nella jeep. Realmente mi dispiace aver saputo un po’ tardi, ciò che stava accadendo.

Dopo chiedo loro di dare istruzioni di precisare le parole dette da ognuno, per averle pronte il giorno dopo, perché in questo momento tutt'al più potevamo informare cosa era successo, ma c'era bisogno di precisare altri dati per il giorno seguente. Sto parlando di mercoledì 27, il giorno dopo giovedì 28. Bisognava raccogliere informazione, e bisognava farlo velocemente, perché potesse uscire nel giornale il la mattina dopo.

"00:13, - erano ormai passati vari minuti dalle 23:32, eravamo in possesso di queste analisi, avevamo avuto la riunione e raccolto dati – "faccio una piccola incursione lì, converso con alcuni gruppi che stavano girando intorno all’Ambasciata" – mi trattarono molto amabilmente, bisogna dire la verità; però, questi erano gruppi che erano rimasti indietro; il momento critico in realtà ci fu alle 22:30, più o meno, quando l’autobus penetrò a tutta velocità, sfondando il cancello – "continuo verso l’Ambasciata e mi fermo di fronte all’entrata della stessa, dove penetrò l’autobus. Osservo la situazione e converso con coloro che ne sono a carico." Tutto questo il 27. "Saluto i compagni che si trovano nel luogo, e ritorno al Palazzo della Rivoluzione."

Randi Alonso . – Ormai è l’alba del 28.

Arleen Rodriguez . – Sì, ormai è il giorno dopo.

Comandante . – Allora, concludo la nota – anzi la detto, nella jeep che sta andando a tutta velocità – e, una volta arrivato, proseguo l'incontro con gli invitati che mi stavano aspettando, molto amabilmente. Erano le 02:55.

Abbiamo il privilegio e la fortuna di poter contare su compagni che fanno una nota a velocità lampo, la distribuiscono e la inviano ovunque. E in questa attività non c'è dubbio che Carlitos è il direttore dell'"orchestra" (Risate), perciò ogni volta che ho bisogno di lui non lo trovo, perché sta facendo qualcosa. Ebbene, questa è la storia del giorno 27.

Adesso parliamo del giorno 28. Io sono tranquillo, so che hanno preso il granchio; tutti si entusiasmarono e cominciarono a fare casino, e commissero quell'enorme sbaglio, perché il paese che trovarono non era quello del 1994. Loro non sapevano che avrebbero trovato. Ebbene, noi tranquilli. Noi, senza alcuna preoccupazione, avremmo compiuto il nostro dovere di proteggere l'Ambasciata del Messico. Avevamo detto alla nostra gente: "Bisogna proteggerla a qualunque prezzo con il vostro petto; non usate armi in nessuna circostanza, solo il petto."

Quel giorno 28 febbraio, alle 15:13, ricevetti una telefonata dal Presidente del Messico, molto amichevole, molto rispettosa, per ringraziarmi di ciò che avevamo fatto, cioè, si riferiva alle misure di protezione dell'Ambasciata del giorno 27.

Dopo apparvero le notizie segnalando che mi aveva ringraziato per l'evacuazione dell'Ambasciata. Non fu così. Ci ringraziò di ciò che facemmo il giorno 27; lo fece ben due volte, e mi ringranziò anche del fatto che io fosse stato presente personalmente all'Ambasciata e che avessimo preso tutte le misure pertinenti per proteggerla. Una conversazione molto amabile, amichevole, costruttiva. Diceva che sperava che si potesse trovare una soluzione al problema. La conversazione durò alcuni minuti. Dico soltanto questo, perché, ovviamente, non si devono divulgare le cose che parlammo; ma lui mi chiamò per ringraziarmi della protezione dell'Ambasciata.

Come continuò tutto questo? Ecco i dettagli di quanto avvenuto. Non voglio citare nomi di funzionari coinvolti, non è necessario, non voglio pregiudicare nessuno, anche se era legale, normale e corretto; però, siccome questa è una trasmissione pubblica, se pronuncio dei nomi poi ci possono essere persino delle minaccie e altre cose nei loro confronti. Ci venne detto che per il Messico era importantissimo evitare una crisi bilaterale. Ce lo dissero alle 09:30 del mattino. Lo comunicarono al Ministero degli Esteri, aggiungendo che erano molto dispiaciuti della situazione creatasi nella sede diplomatica: "Per il Messico era importantissimo evitare una crisi bilaterale. Ci fu un dolo chiarissimo quando manipolarono le dichiarazioni di Castañeda a Miami."

Alle 12:30 del giorno 28. "Arrivò all'Avana il Sottosegretario Iruegas" -Sottosegretario degli Esteri del Messico-, che fu ricevuto all'aeroporto dal Direttore di America Latina della Cancelleria. Secondo commentari di Iruegas, c'era stata un'evidente manipolazione delle dichiarazioni del Ministro degli Esteri Castañeda a Miami.

"Ribadì che il Messico conosceva bene la condizione delle persone che entrarono all'Ambasciata e che avrebbe chiesto il nostro aiuto perché il problema si risolvesse del modo più discreto possibile.

"Iruegas disse che dall'aeroporto sarebbe andato direttamente all'Ambasciata per riunirsi con le persone che erano lì e suggerire loro che dovevano abbandonare quella sede e chiarire che non si poteva viaggiare in Messico utilizzando tali metodi.

"Aggiunse che avrebbe fatto il possibile perché abbandonassero la sede per propria volontà e, in caso contrario, avrebbe parlato con le nostre autorità per convenire la forma più appropriata e discreta di sloggiarli, con l'uso della polizia del nostro paese."

Alle ore 16:40. "Il Viceministro degli Esteri e il direttore di America Latina ricevettero il Sottosegretario messicano e l'Incaricato d'Affari del suddetto paese. Il Sottosegretario informò che si erano incontrati con le persone che entrarono all'Ambasciata, le quali si rifiutarono di abbandonare la medesima e gli chiesero di aiutarli a uscire di Cuba e a lavorare in Messico." Loro sono proprio viziati, non accettano niente, solo l'appoggio universale immediato, a estremi tali che perfino il portavoce del Dipartimento di Stato li supporta: "Dovete curare l'integrità di quei "giovani", il Messico deve rispettare i diritti umani e chissà quante altre cose", esercitando pressioni sui messicani. Quella gente che entrò all'Ambasciata lo sa bene, ormai conosce a memoria il metodo.

"Il Sottosegretario informò di aver detto agli occupanti che il Messico si sentiva aggredito per ciò che avevano fatto e che non avrebbero viaggiato al suddetto paese, poiché non era questo il modo di entrare all'Ambasciata." La posizione del governo messicano fu corretta e argomentata.

"Il sottosegretario ci domandò se potevamo autorizzarlo a dire alle suddette persone che avremmo dato loro delle garanzie per poter uscire senza subire castigo o processo, e così portarli fuori, a poco a poco, nelle automobili dell'Ambasciata. Questo è stato un errore che avevamo già commesso prima. Ciò distrugge tutto il sistema di protezione delle ambasciate e stimola l'entrata violenta nelle medesime.

"Rispondemmo che non potevamo offrire tali garanzie, poiché quelle persone dovevano essere processate per i delitti che avevano commesso quando sequestrarono un autobus e fecero uso della violenza, giacché se le suddette azioni rimanevano impuni, avremmo messo in pericolo la sicurezza delle sedi diplomatiche. Gli spiegammo che era meglio che quelle persone uscissero volontariamente.

"IL sottosegretario ribadì che le persone si rifiutavano di abbandonare l'ambasciata volontariamente, per cui segnalò la necessità di agire al più presto, e suggerì la possibilità di farlo all'alba, in modo discreto e senza uso eccessivo della forza.

Alle ore 23:00, l'ambasciatore del Messico, Ricardo Pascoe, che era arrivato al nostro paese alle ore 21:40, nel volo d'Aerocaribbean proveniente da Cancún, chiamò il viceministro Nuñez Mosquera a casa per ribadirgli la richiesta fatta dal sottosegretario Iruega e dirgli che se fosse stato necessario poteva anche consegnargli una lettera con tale richiesta da lui firmata."

Noi non avevamo ancora deciso niente ed erano le ore 23:00.

"Il viceministro chiamò all'ufficio di Felipe, da dove si consultò il compagno Valenciaga. Questi telefonò al palazzo delle Convenzioni dove mi trovavo, dopo aver concluso la riunione con il Consiglio di Ministri e i presidenti provinciali e municipali del governo, nonché i primi segretari del Partito delle province, e redattai allora la seconda nota ufficiale, dove si esponevano i precedenti penali di 13 dei 21 occupanti dell'Ambasciata messicana."

Mi sembrava molto importante che l'opinione pubblica nazionale e internazionale sapesse chi erano quelle persone, perché sospettai subito chi erano gli autori dell'assalto e durante il giorno avevo già indagato sulla loro identità e precedenti penali; si assomigliano a coloro che emigrano in modo illegale via mare in virtù della Legge di Aggiustamento Cubano e in virtù del privilegio da essa conferito.: c'è Legge di Aggiustamento partiamo quindi verso gli Stati Uniti. Se è un delinquente, è un posto ideale per rubare, là ci sono più cose da rubare; non c'è dubbio che una persona a cui piaccia rubare preferirà quel mercato al nostro, perché qui, inoltre, è più probabile che venga scoperto e condannato. Ormai nel mondo praticamente non si castigano i delitti; il delitto caotizza la società, la sovrasta, i paesi stanno diventando ingovernabili. Almeno qui si castigano i delitti, anche se non tutti, devo riconoscerlo. Ma se si analizza quanto avviene in Messico e in altre tanti paesi ci può venire la pelle di gallina, è sorprendente.

Riprendendo il discorso precedente, stavo redigendo la nota, perché ormai eroin possesso dell'informazione relativa ai precedenti penali e poliziali di 13 dei 21 occupanti -troppi in realtà.

Era conveniente che prima di continuare il dibattito su quanto avvenne o meno, l'opinione pubblica conoscesse chi erano gli occupanti, bisognava renderlo pubblico, ma, dall'altra parte, avevamo la richiesta di agire rapidamente, e io lo capisco perfettamente. Mi sembrava intelligente quella posizione del governo messicano, perché se in Messico si svegliavano con tali notizie...Nel Messico ci sono molte persone che sono amiche di Cuba, molte importanti personalità di diversi fronti politici; noi abbiamo amici praticamente in tutti i partiti messicani e sono i maggiori oppositori di qualsiasi appoggio del Messico alle manovre degli Stati Uniti a Ginevra. D'altra parte, ci sarebbero state pressioni di ogni tipo dall'estero, promuovendo l'impunità degli aggressori.

E' indiscutibile che nel modo in cui avvennero i fatti, con le imprudenze commesse, il giorno seguente la situazione sarebbe stata molto complicata, e noi volevamo cooperare con il governo del Messico. Eravamo preoccupati, inoltre, perché volevamo evitare che si creassero problemi politici in Messico a conseguenza dei suddetti fatti; ciò sarebbe stato uno scandalo, soprattutto quando si conoscessero le caratteristiche morali di coloro che avevano sfondato il cancello dell'Ambasciata.

Quindi, avevamo due problemi: la necessità d'informare e la necessità di dare una rapida risposta alla richiesta del governo messicano, i cui rappresentanti aspettavano con impazienza la risposta, e ho appena detto il perché, a mio avvisso, dell'impazienza. Me lo aveva detto anche il Presidente. Più tempo si prolungava la situazione e più difficile poteva diventare la medesima, il danno cagionato al Messico poteva essere maggiore e maggiori anche i problemi all'interno dello stesso paese.

Non devo ripetere gli argomenti, qualunque persona li comprende a partire da quanto spiegato qui e dall'informazione pubblicata dai giornali. Dunque, poteva diventare anche un problema all'interno del Messico e noi non volevamo assolutamente che ciò succedesse. Tuttavia, risultava essenziale che tutto questo si conoscesse, perché comunque la discussione a riguardo si sarebbe protratta. Abbiamo insistito nella persuazione perché non volevamo coinvolgere il nostro personale; ma non avevamo ancora risposto alla richiesta.

"Mezzanotte. L'Ambasciatore del Messico telefonò ancora al viceministro degli Esteri per dirgli che la lettera era già pronta e per domandargli come consegnarla.

"Il viceministro gli rispose che alle ore 00:30 lo avrebbe ricevuto nella sede del Ministero e d'immediato informò il Ministro che gli orientò di ricevere la lettera.

"Mezzanotte e trenta"-era già venerdì primo marzo, quest'anno non è bisiesto-: "Quando stavo per uscire dal Palazzo delle Convenzioni mi consultano se dovevano ricevere o meno la lettera dell'ambasciatore messicano. Dalla macchina telefono Carlos e gli chiedo precisoni relative alla consulta e indico di fare ciò che aveva già indicato Felipe ( si riferisce al Ministro degli Esteri, N.d.T.), e aggiunsi "digli di ricevere il documento e di tramettere all'Ambasciatore di non impazientirsi rispetto alla misura che volevano si applicasse al più presto.

"Mezzanotte e trentacinque. L'Ambasciatore del Messico insieme al Sottosegretario degli Esteri dello stesso paese, consegnarono la nota al viceministro degli Esteri di Cuba e al Direttore di America Latina dello stesso Ministero con l'espressa richiesta di costringere gli occupanti ad abbandonare l'Ambasciata". La consegnarono a quell'ora.

Il viceministro, che ancora non aveva ricevuto la mia istruzione, disse loro semplicemente che "avrebbe inoltrato la suddetta richiesta" e domandò all'Ambasciatore dove avrebbe aspettato la risposta, a cui questi rispose che "avrebbe aspettato nel suo ufficio."

"Mezzanotte e trentasette. Arrivo al Palazzo con Lage" - venivamo dalla riunione-, "chiamo a Carlitos e gli chiedo di chiamare le stenografe al gabinetto per dettare loro la Nota Informativa, il cui titolo era "L'indole morale dei soggetti utilizzati dalla mafia terrorista di Miami e dal governo degli Stati Uniti." Alle ore 00:37 del 1 marzo ero intento a dettare la nota, si doveva ancora parlare con l'Ambasciatore, bisognava dare risposta; non c'era ancora risposta e si manteneva la pressione per risolvere al più presto la situazione.

"Mezzanotte e cinquanta. Il viceministro del Ministero degli Esteri per dirgli che stava processando la nota consegnatagli allo scopo di inoltrarla d'immediato, come gl aveva già detto, per cui gli chiedeva di non impazientirsi." Noi dovevamo prima finire la nota numero due, perché per noi era chiaro che ci sarebbero state due notizie: una, quella riferita a "l'indole morale della gente...", e un'altra se decidevamo di costringere quelle persone ad abbandonare la sede diplomatica.

Alle ore 02:30 si riesce a enviare la nota due, perché la rivedono, la corregono, la inviano al giornale e anche alla radio e a tutta la stampa, perché sia pubblicata dai giornali Gramma e Juventud Rebelde, e dalla radio, poiché a quell'ora non trasmette la televisione.

"Ore 03:00. Si indica inviare immediatamente la nota in Messico perché sia conosciuta nei mezzi di quel paese" -per rendere possibile che i messicani conoscano che razza di gente si era alloggiata nella loro ambasciata-, si invia anche a Ponce, dell'ufficio stampa di Cuba che si trovava in 7ma e 10, con 13 mezzi stampa stranieri, aspettando cosa sarebbe successo all'Ambasciata" -facevano i turni di guardia, annoiati ormai per la lunga attesa-, "e si invia anche al CEntro Stampa Internazionale e all'Istituto Cubano della Radio e la Televisione. La radio comincia a trasmettere la nota alle ore 03:30. Forse un po' prima, ma comunque tardi.

"La risposta alla richiesta di appoggio per evacuare l'Ambasciata non fu consegnata fino alle ore 03:15 del 1 marzo.

"Insieme al Ministro degli Esteri, Felipe Pérez Roque e al Viceministro dello stesso ramo, ricevo nel Palazzo della Rivoluzione al sottosegretario Iruegas e all'Ambasciatore Pascoe." Erano le ore 03:15 e loro volevano eseguire l'azione alle ore 04:00.

"In quell'occasione, e tenendo conto della richiesta che ci avevano fatto, fu detto loro che avremmo agito alle ore 04:30, e nello stesso momento si sottopose alla loro consulta la nota sul tema che si sarebbe pubblicata immediatamente dopo la realizzazione dell'operazione." Perché oltre alla suddetta nota e prima del loro arrivo, dovemmo fare una bozza di nota, informando l'azione di evacuazione della gente che avevava assalito l'Ambasciata. La medesima si elaborò in modo che rispecchiasse ciò che ipoteticamente sarebbe successo.

"Alle ore 03:39, l'Ambasciatore e il Vicecancelliere messicano ritornano all'Ambasciata, dove sarebbero stati all'ora dell'operativo." Avrebbero dovuto essere lì, molto bene e con molta e favorevole disposizione.

"Alle ore 03:45 esco dal gabinetto con Felipe (Ministro degli Esteri. N.d.T.), Nuñez Mosquera (Viceministro degli Esteri, N.d.T.), e Carlitos (Capo Gabinetto del Presidente, N.d.T.); avevamo già detto a Lage (Vicepresidente del Consiglio dello Stato e Segretario del Comitato Esecutivo del Consiglio di Ministri, N.d.T.) di andare a riposare. Era ora di effettuare l'operazione e andavamo a vedere come si sarebbe svolta.

"Alle ore 03:51, analizzammo nella Direzione della Controintelligence della Città dell'Avana" -lo stesso posto dove eravamo stati prima-, "con il Generale di Divisione Carlos Fernández Gondín, il Generale di Brigata Armando Quiñones Machado e il Capo del Gruppo Operativo, José Rodríguez, il piano di evacuazione in tutti i dettagli, ponendo speciale enfasi nell'idea di farlo senza alcuna arma, con il minimo impiego della forza fisica, se avessero trovato resistenza, e che sin dal primo istante esortassero quella gente a cooperare, che dicessero loro: "abbiamo istruzioni di fare questo, vi chiediamo di cooperare". Cioè di fare ciò e di comunicare subito, senza perdere un secondo la missione. Tutti gli occupanti erano riuniti nella biblioteca, poiche i funzionari non avevano potuto dividerli per mancanza di spazio. Dunque, il capo del gruppo operativo aveva l'ordine di esortarli a cooperare senza perdere un secondo.

"L'operativo si realizzò all'ora esatta pianificata, senza il minor incidente, in quattro minuti e 33 secondi", e lo dico, perché con questo orologio, che è abbastanza preciso (lo mostra), abbiamo rilevato il tempo. Le immagini trasmesse, dove si vedeva l'entrata e l'uscita, furono riprese da fuori l'Ambasciata: la partenza, il percorso seguito, l'arrivo. Fui io a contare i minuti, non dal momento dell'arrivo e avvicinamento, ma dal momento in cui entrarono nell'edificio e fino all'uscita del personale, e trascorsero quattro minuti e 33 secondi. Avevamo calcolato sei minuti e lo fecero in un tempo minore.

"La coordinazione con il Vicecancelliere messicano, con l'Ambasciatore e con il personale diplomatico fu precisa, serena e molto utile." Devo dirlo, il comportamento del Vicecancelliere e dell'Ambasciatore fu cos', furono molto decisi.

Non mi piace tanto qualche spiegazione che poi offrì l'Ambasciatore; siccome ho la smania del dettaglio e della verità, è mio dovere dire che non mi piacque l'idea che erano lì per vigilarci, o per vigilare come si facevano le cose. Ci sono tre puntini...

Randy Alonso.- Sì, Comandante, scusatemi per l'inturruzione, Taladrid (giornalista della televisione cubana, N.d.T.) segnalava una differenza tra la nota ufficiale che Lei dice fu discussa con la parte messicana e che fu pubblicata, dove siparla del desiderio e le dichiarazioni dell'Ambasciatore messicano. Lei parlava anche di un desiderio, abbastanza urgente, espresso dalla parte messicana, di risolvere il problema al più presto a causa della situazione interna messicana, e d'altra parte le dichiarazioni fatte dall'Ambasciatore messicano, alle quali si riferica Taladrid, secondo cui erano state presentate tre condizioni al governo del nostro paese. Ci sembra un po' strano che da una parte si parli di un desiderio e dall'altra di condizioni...

Comandante.- Sì, l'ho vista da qualche parte, e perfino gliela chiesi a Taladrid. Leggi per favore le tre condizioni citate.

Reinaldo Taladrid.- Dice l'Ambasciatore Pascoe: "Nella nostra richiesta al governo di Cuba in questo sloggiamento, ponemmo varie condizioni.

"La prima condizione fu che il governo del Messico non avrebbe, a posteriori, l'intenzione di presentare domanda giudiziaria contro queste persone. Vale a dire, noi non avevamo l'idea di entrare in un conflitto giuridico con queste persone, né procedere a una persecuzione giuridica contro queste persone né participarvi.

"In secondo luogo, esigivamo, chiedevamo che fosse uno sloggiamento con polizie disarmati, perché dovevano entrare in una sede diplomatica di un altro paese, e che in attenzione e rispetto nei confronti di quel paese, chiedevamo che i corpi di sicurezza entrassero disarmati al nostro locale.

"In terzo luogo, che fosse un'azione di polizia, se fosse il caso, con assoluto rispetto dei diritti delle suddette persone; chiedevamo che fosse uno sloggiamento pacifico, sottinteso, ovviamente, che stavamo comunque parlando di uno sloggiamento."

Comandante.- E' un peccato, un vero peccato, perché ebbero un comportamento eccellente, lui e il Vicecancelliere, quindi ho il dovere di dire esattamente come furono le cose.

Il primo ponto è rigorosamente certo, non avevano intenzione di presentare domanda giudiziaria. Ma, il secondo e il terzo, non dirò che si tratta di una menzogna, dirò, delicatamente, che è la differenza tra la verità e la finzione, e posso provarlo. Ecco qui la famosa lettera che dice testualmente:

"Ho l'onore di dirigermi a Vostra Eccellenza, per riferirmi ai lamentabili fatti accaduti mercoledì 27 febbraio del presente anno, alle ore 22:45, quando un gruppo di persone entrarono violentamente alla cancelleria dell'Ambasciata.

Come ho saputo, quella sera varie centinaia di persone circondarono le nostre installazioni con l'intenzione di invaderle. Sfortunatamente, malgrado la protezione della polizia, un gruppo di 17 individui riuscì ad entrare, sfondando il cancello principale con un autobus, il che causò ferite d'importanza a due persone che viaggiavano con loro." Devo chiarire che furono più di due i feriti, furono nove. Cinque erano poliziotti o civili, se consideriamo il momento in cui lanciarono pietre a un autobus e a un cittadino che guidava un'auto privata, e altre persone, come un cittadino che viaggiava nell'autobus sequestrato e che rimase seriamente ferito quando lanciarono lo stesso contro il cancello, nonché quattro degli assalitori del suddetto veicolo o di coloro che vollero approfittare l'occasione dell'urto dell'autobus per penetrare. Sono nove e non due i feriti, ma lui dice: "..due persone che viaggiavano con loro e che poterono essere curati dai servizi medici della città."

Sì, perché ci chiesero d'immediato di inviare loro dei medici per esaminarli e di evacuare i feriti gravi che erano lì. Fu necessario evacuare quelli e altri, perché gli altri li ferirono quando lanciarono pietre a un autobus e quando cercarono di strappare un'automobile a un cittadino che passava da lì.

"Altre quattro persone entrarono, secondo quanto da loro detto", perché non tutti entrarono nell'autobus. Credo che tre entrarono saltando il muro della Nunziatura che è contigua, furono scoperti il giorno seguente in un bagno, per questo lui dice:

"Altre quattro persone entrarono -secondo quanto da loro detto-, uno dalla strada 14, e il resto attraverso i terreni della contigua Nunziatura Apostolica; in totale 21 persone sono ancora negli Uffici dell'Ambasciata del Messico.

Continua la lettera. "Nonostante le innumerevoli richieste che sono state fatte a loro perché abbandonino in modo pacifico il recinto, si sono rifiutati di farlo. Di fronte a tali cicostanze, e anche se il governo del Messico non pretende fare accuse formali contro nessuna di quelle persone, sono costretto a chiedere a Vostra Eccellenza di disporre il necessario per lo sloggiamento delle suddette persone dall'Ambasciata.

Approfitto l'opportunità per ribadire a Vostra Eccellenza...", ecc.

Bene, eccola qui, con la firma, con tutto (la mostra). Come vedete gli altri due punti non appaiono da nessuna parte.

In realtà, nella nota ufficiale numero tre, che abbiamo avuto la delicatezza di mostrare loro quando era già stata elaborata da noi la bozza, fui io a introdurre la frase seguente: Il governo messicano espresse il suo desiderio che la suddetta misura fosse eseguita in modo tale da evitare qualsiasi danno fisico agli intrusi e con il minimo impiego della forza." Quella frase la introdussi io, perché io avevo elaborato la bozza e gliela mostrai. Ci fu una parola suggerita da Iruegas.

Randy Alonso.- La parola intruso.

Comandante.- Ah!, volevano mettere la parola "intrusi" e io avevo utilizzato la parola "assalitori". Si accettò d'immediato il suggerimento.

Fui io colui che diede anche istruzioni al capo del gruppo speciale di non portare arma alcuna. Perché, chi ha il diritto di chiedere o esigere che gli uomini entrassero senza armi nell'edificio? E se gli assalitori avessero avuto armi nascoste da qualche parte, o alcuni di essi le avesse introdotto dalla Nunziatura o da qualunque altra parte? Fui io a dare istruzioni di non portare armi, come prima avevo dato istruzioni ai custodi della sede di non usare armi quando stavano lì in un momento in cui erano in minoranza perché si trattava di un piccolo gruppo di poliziotti di fronte a oltre 200 individui che cercavano di penetrare nella sede e c'era già stato qualche scontro. Quando l'autobus entra, per miracolo non uccide due custodi che erano vicini alla garitta, furono salvati da altri due che li spinsero per evitare che fossero schiacciti contro il cancello.

Allora, le altre persone che volevano invadere la sede, che non erano molto lontane, vedendo l'autobus entrare a massima velocità da una determinata strada, si lanciano contro il cancello sfondato, cercando di approfittare della confusione e dell'occasione per entrare nella sede. Gli uomini che la custodivano, lottando coraggiosamente, riuscirono a impedire che penetrassero nella sede centinaia di persone. Fu questo il merito di coloro che erano lì, che erano, ripeto, un gruppo molto ridotto.

Ci fu un momento di forti scontri in cui risultarono danneggiati, non so se ricevettero qualche colpo e persero una cinepresa e altra attrezzatura fotografica. Siamo stati in contatto con loro, sono stati molto decenti, capiscono; la polizia non aveva alcuna ragione per aggredire i giornalisti, ma, immaginate un gruppo ridotto di poliziotti a cui lanciano un autobus che per poco non ne uccide vari. Nessuno di essi usò armi da fuoco nemmeno per fare spari all'aria, ma gli altri ne approfittarono per tentare di entrare dalla breccia aperta dall'autobus. Da quanto mi hanno informato -perché ho dato ordine d'investigare- fu questo il momento in cui furono colpiti i giornalisti, più o meno verso le ore 22:30, che logicamente erano lì per riprendere i successi.

Non so se comparvero alcuni custodi con cani da quelle parti, non so esattamente in quale luogo. Io non mi spiego che facevano i cani lì, non c'era bisogno di nessun cane, non usiamo i cani per custodire l'ordine pubblico in quelle circostanze, la nostra gente ha sufficiente coraggio, e chissà perché portarono là dei cani, credo si videro anche alla televisione. Se noi non usiamo cavalli, né i gas lacrimogeni, né carri pompa e altre mezzi simili, tutto quanto usano in Occidente tutti i giorni per reprimere i lavoratori in sciopero e persone che protestano, mi domando quale ruolo possono avere i cani.

Abbiamo la gloria e l'onore di opporre soltanto i nostri petti nudi quando si tratta di persone disarmate, e tutto il coraggio necessario quando si tratta di gente armata e in combattimento pulito; il nostro popolo lo ha dimostrato più di una volta. Ma, persino alcuni cani comparsero da qualche parte. Ah! ha qualcuno gli venne in testa di usare dei cani. Che io sappia i cani si usano per altre missioni, vero? In casi come questi ci sono mezzi molto più effettivi: se si lanciano i gas lacrimogeni o gas mostarda, ci si riesce a dispersare tutti. Però, non abbiamo mai utilizzato tali mezzi, e non ne abbiamo avuto la necessità. Fu la nostra decenza che costrinse i custodi a lottare lì disarmati contro quei cittadini ingannati e confusi, in caso contrario, quanti feriti ci sarebbero stati dove circa 200 persone cercavano di penetrare nella sede dietro l'autobus?

Randy Alonso.- Ci sarebbe stata un provocazione molto più grave se non fossero riusciti a fermare quella valanga.

Comandante.- No, no, ricordati che quella è stata una "piccola provocazione". Tutto ciò che sto raccontando è una "piccola provocazione", non dimenticatevi.

Chi ci può esigere come devono agire gli uomini e come devono protegersi? Soltanto noi potevamo dare quell'ordine. E non avremmo ammesso condizioni, perché in circostanze tali potevamo rispondere: "Ebbene, no." Continueremo a proteggere l'Ambasciata che è il nostro dovere.

Pensare che avremmo fatto un'altra cosa, accettando condizioni che potevano compromettere la correttezza e la trasparenza con cui abbiamo sempre agito, sarebbe stato inaccettabile. Noi non avevamo alcun interesse d'invadere il territorio messicano, né penetrare lì, anzi, tutto il contrario." E se gli occupanti fossero stati armati? Con quale diritto si poteva chiedere ai nostri uomini: "Andateci senza armi".

Ciononostante, assumemmo il rischio, perché c'è anche la psicologia, conoscere lo stato d'animo che potevano avere gli occupanti, la sorpresa con cui si facesse tutto anche nei dettagli, l'abilità degli uomini, il loro addestramento, e così anche senza armi potevano essere sloggiati. Comunque, ciò che volevo dirvi era che questo tipo di inesattezze ci ferisce. Non è necessario che ci impongano condizioni, abbiamo introdotto quella frase perché il Vicecancelliere, come lessi anteriormente, quando arrivò disse che "quelle persone si rifiutavano di abbandonare l'Ambasciata, ecc. e suggerì la possibilità di evacuarli all'alba, in modo discreto e senza l'uso eccessivo della forza".

C'è qualcos'altro: se noi volevamo cooperare con il governo del Messico in una decisione giusta e onorevole, dovevamo sforzarci perché nessuno risultasse danneggiato o ferito; non si trattava soltanto di una tradizione della nostra Rivoluzione che abbiamo mantenuto sempre, ma anche dalla considerazione nei confronti del governo messicano, nessuno doveva chiedercelo, se non esistese fiducia, se noi fossimo degli sbirri, se noi fossimo a lanciare bombe a mano, a sparare o qualcosa di simile... Mi dispiace, ma mi sento obbligato a chiarirlo: è finzione, e l'ho dimostrato qui.

Siamo stati sottoposti a forti pressioni, e più di una volta in realtà, per farci agire con rapidità.

Arleen Rodríguez.- Comandante, ma la prima condizione non è neanche una condizione, mi sembra; perché quando loro dicono che non li processeranno non è una condizione.

Comandante.- Ciò è affare loro, però, noi abbiamo giurisdizione su quanto avviene in questo territorio; fanno bene se non vogliono presentare domanda giudiziaria.

Tuttavia, dobbiamo noi permettere l'impunità dei fatti? Che garanzia avrebbere il resto delle ambasciate se ogni volta vogliono lanciare un autobus, un camion, o un rimorchio blindato contro un'ambasciata? Ciò è stato detto molto tempo fa, che da qui non uscirà mai nessuno che penetri in un'ambasciata in modo violento, non otterrà mai il permesso di uscita! E coloro che hanno una tale pretesa dovrebbero saperlo ormai. Diventeranno residenti permanenti nelle ambasciate e nessuna di esse vuole residenti permanenti, perché hanno già provato come sono alcuni residenti permanenti, che se non fanno attenzione, siccome sono dei lazzaroni, come norma vogliono diventare padroni delle ambasciate.

Anche questo problema bisognerà analizzarlo qui; si è abusato moltissimo del diritto d’asilo, basta vedere le pagine dei giornali dei primi anni della Rivoluzione; migliaia di persone uscirono dal paese, alcune ambasciate si riempirono come favi. Queste persone vi arrivavano perché ciò faceva parte della propaganda e della campagna contro Cuba, in virtù del famosissimo diritto d’asilo.

In tutti questi anni di Rivoluzione non ricordo nessuna richiesta d'asilo politico presso le nostre ambasciate all'estero. E adesso che cosa succede? E'forse un diritto penetrare mediante la forza in un’ambasciata per chiedere asilo politico? Questo non lo permetteremo mai. Questa è una nostra facoltà e il nostro dovere, e vi assicuro che mi dispiace.

Dunque, l’Ambasciatore è anche reporter, ho parlato varie volte con lui. Lo ricevetti lo stesso giorno che arrivò qui all’Avana, e il giorno dopo lessi varie notizie pubblicate nella stampa messicana su temi trattati durante l'incontro. Ha l’abitudine di fare le veci di portavoce. Ogni volta che ho un incontro, ciò viene riportato da qui, da là, da venti agenzie, e una cronaca ha le proprie caratteristiche, posso anche accettare che la finzione venga utilizzata in una cronaca; tuttavia, quando si tratta di cose così essenziali e di principio come questo fatto, non mi posso rassegnare ad accettare una finzione.

C’è qualcos’altro? Volete sapere qualche cosa in più?

Randy Alonso. – Io coincido con Arleen, che il primo punto non può essere neanche una condizione, quando lo stesso Ambasciatore nella conferenza stampa riconosce che è nella giurisdizione di Cuba giudicare i fatti ed applicare le leggi del territorio cubano a cui appartengono i cittadini che penetrarono in questa Ambasciata; per tanto, non ci può essere condizionante nell'atteggiamento del Messico di non giudicarli, o di non domandare un processo contro queste persone.

Comandante. – Questo non si mette in dubbio, lui non lo ha messo in dubbio; però arricchisce la storia con alcuni particolari che non hanno niente a che vedere con una realtà in cui noi siamo stati sottoposti a pressione per moltissime ore, perché dessimo una risposta. Eravamo pronti; perfino consultammo con lui la nota, e a partire da quanto lui stesso ci chiese di fare, oltre ai nostri principi, e perché il nostro proposito era aiutare il Presidente messicano, collaborare con la verità quando fossero venuti la mafia e i suoi segugi a dire calunnie, a dichiarare la guerra, a decidere un ridicolo boicottaggio contro il Messico. Avrebbero tentato di boicottare le automobili che si fabbricano in Messico e che essi usano; avrebbero tentato di boicottare migliaia di linee di produzione che fabbricano le industrie in Messico. Qualunque persona potrebbe ridere di questo, mi immagino che i messicani stiano già ridendo di questo.

Questa è la realtà, e posso dire, sfido qualunque persona a negare questo, che è una panzana grandissima.

C’è qualche cosa in più? Volete chiedermi qualche cosa in più? Devo aggiungere solo due cose, però adesso ho paura di guardare l’ora; l’altro giorno abbiamo finito alle 23:00, non voglio ripetere la storia; però voglio dirvi, a proposito di questo, tutta la verità su questa prima nota, quando abbiamo detto che questi erano lazzaroni e delinquenti.

In questo dossier ci sono gli antecedenti penali di 122 persone che furono arrestate durante la notte del giorno 27, all’alba del 28 febbraio, per aver cercato di penetrare violentamente nell’Ambasciata del Messico. Qui ci sono 122 persone, oltre i 13 già noti.

Randy Alonso . – Questi 13 erano il 64% di coloro che riuscirono a penetrare nell'Ambasciata, la maggioranza.

Comandante. – Più o meno la metà, perché alcuni di questi scaltri tizi che erano tra coloro che stavano cercando di entrare e che vennero arrestati, se ne andarono, scapparono. Dopo, ovviamente vennero rafforzati i gruppi della polizia. È' certo che alle 21:30, si incrementò il numero di coloro che cercavano di entrare. Questo ha una spiegazione. Qui ci sono nomi e cognomi, numero delle carte di identità, professione, se ce l'avevano, residenza. Alcuni hanno discusso sulle cause, se era per questa o per quella causa.

Ci sono degli individui che furono condannanti più di una volta, o che si trovavano in libertà provvisoria, o che, considerando la scarsa pericolosità dei delitti commessi, vennero messi in libertà. Per esempio, donne ce ne sono molto poche, e per risparmiare amarezze e umiliazioni, non vogliamo nominarle. Sono molto poche, alcune delle quali avevano ricevuto avvertenze per prostituzione. Non vogliamo pubblicare il loro nome perché può darsi che un domani esse possano redimersi e diventino signore onorevoli. Ma, ho qui tutta l'informazione, in alcune paginette. Prendiamone uno a caso: Precedenti: processato per furto con scasso nel 1999 (denuncie 1367/99, 1487/99, 3317/99 e 3357/99). Un altro caso: detenuto nel 1944 per furto aggravato con lesioni. Nel 1996, processato per detenzione di arma bianca (denuncia 11412/96). Nel 1996 fu processato per disordini in uno stabilimento penitenziario (denuncia 11021/96). Nel 1997, processato per disordine pubblico (denuncia 113131/97). Nel 1997 fu condannato per furto aggravato con lesioni. Nel 1998, processato ancora per lo stesso delitto. Nel 2001 venne detenuto sottoposto a indagine. Un altro a caso: Precedenti: nel 1998 compì condanna per furto con scasso; nel 1999 venne processato per violazione di domicilio (denuncia 376/99); nel 2000 compì condanna per furto con scasso. La lista comprende 122 casi. Ci sono casi peggiori. Una vera collezione di persone con precedenti penali che vennero arrestati cercando di penetrare nell’Ambasciata di Messico, a cui bisogna aggiungere 13 che entrarono nell’autobus. Si potrebbe dire che due su cinque erano delinquenti. Il resto persone antisociali. Che cosa sarebbe successo se tutti loro fossero penetrati nella sede dell’Ambasciata rispondendo all’invito della così mal chiamata radio "Martí"?

Quattro o cinque di loro dissero che erano studenti. Si indagò meglio e si scoprì che nessuno di loro era studente, all’infuori di uno che credo che faceva parte dei 12 che erano nell’Ambasciata, e che studiava in una scuola di mestieri.

Randy Alonso . – Comandante, tra loro c’erano dei professionisti?

Comandante . – Aspetta un momento (controlla il documento). Nessuno tra loro è professionista, né intellettuale, né artista; forse c’era qualcuno che suonava la chitarra nel suo quartiere (Risate). Però, non c’erano studenti universitari - volevo dire questo per concludere.

"Devo dire che di tutti loro, che furono centinaia, nessuno svolgeva un lavoro in modo stabile", si dedicavano ad assediare turisti e cose del genere, non penso che questo sia un lavoro molto stabile, né onorevole.

"Erano, come norma, vagabondi abituali, e si guadagnavano la vita in attività illecite" – badate bene come dico "erano di norma", vuole dire che sempre c’è un’eccezione – pochi dissero che lo avevano sotto influenza altrui e per spirito avventuriero

"La qualificazione di lazzaroni e delinquenti è assolutamente esatta, non si può trovare tra loro un solo professionista delle centinaia di migliaia di cui dispone il nostro paese, e nemmeno un solo intellettuale, artista o studente universitario.

"Cuba, la vera Cuba, non aveva assolutamente niente a che vedere con quella scoria irresponsabile e marginale, utilizzata per la provocazione imperialista." Ciò non aveva niente a che vedere con questo paese: Le scuole, quelle nuove, sono piene, con 3500 alunni, 2000 nell’altra, istruttori d’arte, di musica, scuole di lavoratori sociali, e quelle che stiamo facendo di formazione integrale di giovani che contano decine di migliaia di studenti tra i 17 e i 30 anni. Nemmeno uno solo di essi, che una volta furono chiamati fannulloni o freak, e che erano molti nella capitale, partecipò ai suddetti fatti.

Questo ci richiama a una realtà e giustifica il colossale sforzo che fa il paese; perché questa categoria, signori, deve scomparire dalla nostra società, per l’unica via possibile che è la via dei programmi culturali e d’educazione che stiamo portando a termine attraverso tutti i mezzi.

Ho già detto qual è la relazione che esiste tra educazione, cultura e delitto. Abbiamo molte informazioni e su questo stiamo lavorando, poiché tutta questa scoria si forma a causa delle imperfezioni del socialismo, per il fatto che tuttavia non esistono ancora le stesse possibilità per tutti i bambini. Di questo si è parlato in diversi luoghi. Perché esistono le scuole e le migliaia di lavoratori sociali che stiamo formando? Perché abbiamo pesato 2200000 bambini tra 0 e 15 anni? E perché stiamo distribuendo 97000 quote alimentari ai bambini sotto peso? Perché e a quale scopo? Noi siamo molto coscienti di come dev'essere una società interamente giusta e siamo proprio decisi a raggiungerla.

Perché portiamo avanti una rivoluzione nella scuola elementare, anche se nel nostro paese i bambini dell'elementare e della media raddoppiano la media delle conoscenze dei bambini dell’America Latina? Perché riduciamo la quantità di allievi per ogni maestro? Perché ci proponiamo di rivoluzionare totalmente la scuola media, che è la tappa più importante e più critica dell’adolescenza? E non stiamo sognando, stiamo facendo cose, ed i risultati li abbiamo visti, non sono solo mere teorie.

Oggi abbiamo tutto il capitale umano necessario. Tutta l’esperienza e tutte le motivazioni del mondo per farlo.

Che gli Stati Uniti applichino - come disse qualcuno-, una Legge come quella di Aggiustamento Cubano, però generale; che aprano le loro porte ai messicani invece di assassinarli quando attraversano la frontiera; che aprano queste porte, le stesse che dicono di aprire per i cubani, senza importargli niente di bambini, donne e specialmente di adulti che muoiono attraversando la frontiera del Messico, molti di più di quelli che morirono nei 29 anni di esistenza del muro di Berlino e vedremo cosa succede.

Perché non legalizzano la situazione dei 4 milioni di messicani che sono illegali negli Stati Uniti e che non possono andare a visitare la loro famiglia, perché altrimenti rischierebbero doppiamente la loro vita, andando e ritornando?

Tutti questi sono temi sui quali ho chiesto il parere del presidente Fox; non voglio dire niente sul contenuto delle sue risposte, però dico che questo è un tema importantissimo: il problema dell’immigrazione e la spiegazione della Legge di Aggiustamento Cubano. Perché noi non chiediamo un’altra legge sul tipo di quella di Aggiustamento Cubano? Perché questa è una legge assassina. Chiediamo invece risorse per lo sviluppo; chiediamo invece che cessi lo sfruttamento ed il saccheggio; chiediamo invece educazione, salute, lavoro per i popoli dell’America Latina. E allora, se le frontiere tra il Messico e gli Stati Uniti si sono aperte per il transito di capitale ed il transito di merci, perché non si aprono anche per gli esseri umani, invece di ucciderli? Questa è la domanda che vorrei fare al portavoce del Dipartimento di Stato che ha detto quelle stupidaggini. Chi vogliono prendere in giro con questo, a quest’ora, con tutte queste menzogne, ipocrisie e demagogie?

Allo stesso modo fabbricano il libello sui diritti umani in altri paesi; in questo documento c’è tanta di quella ipocrisia, tanta di quella menzogna, tanto di quel cinismo, che penso che questo documento potrà essere usato solo come carta igienica. Ritengo che questo sia l’unico uso che si possa fare di questo documento, detto ciò con assoluto rispetto verso la sanità (Risate). Questo documento è un racconto, un fumetto, pieno di contraddizioni, senza argomenti è solo pieno di bugie.. Per cui mi chiedo, quando la smetteranno di ammazzare i messicani che emigrano verso il territorio che fu loro strappato mediante la forza e dove svolgono i lavori più duri, che nessuno vuole fare? Mentre nel proprio paese guadagnano..., tutti sanno quello che guadagnano.

Come vedete ci sono tante cose su cui discutere, e ci sono cose comuni tra i messicani e noi. Noi domandando che sopprimano la legge assassina, i messicani lottando perché vengano umanizzate le relazioni ed i problemi migratori tra il Messico e gli Stati Uniti.

Quante cose si potrebbero dire e discutere sui diritti umani; però non parlano di questo, e non si preoccupano nemmeno di tutti quei bambini che muoiono come mosche in America Latina e nel mondo sottosviluppato. Dovrebbero avere il coraggio di dire che qui, per ogni 1000 bambini nati, ne muoiono meno che negli stessi Stati Uniti; dovrebbero avere il coraggio di dire che qui da noi i bambini ricevono 13 vaccini, e che i cubani che arrivano negli Stati Uniti, vi arrivano con il minor indice di AIDS tra tutti i paesi dell’America Latina, con la miglior salute e la miglior educazione, perché, anche gli elementi antisociali di cui abbiamo parlato, hanno almeno concluso la terza media.

Noi sappiamo quello che stiamo facendo, non possono discutere con noi; sono rabbiosi per la loro impotenza, perché non hanno potuto distruggere la Rivoluzione e non lo potranno fare mai, nonostante tutte le perfidie e aggressioni, calunnie e menzogne che abbiamo dovuto subire.

Nessuno ha più fiducia di noi nel nostro paese, nella Rivoluzione, nella sua opera, nel tipo di popolo su cui conta, di cui nessuno dei suoi eccellenti cittadini appare in questa lista.

E anche per questi, che hanno antecedenti penali delittuosi, bisogna lottare. Ed è per questo che stiamo facendo alcuni di questi programmi sociali di cui abbiamo parlato.

Si parla di rieducazione, e noi diciamo che non si può rieducare nessuno che non sia stato educato. Noi abbiamo molte idee su questo tema. Però si lavora con realismo; si sa quello che si può fare e quello che non si può fare; ci vorrà del tempo, però al ritmo con cui ci stiamo muovendo, non ci vorrà molto. Vedremo quello che succederà fra cinque o dieci anni.

Non proviamo disprezzo per quella gente. È' necessario condannarli, non tutti solo coloro che lanciarono pietre e cagionarono danni ad altre persone. Calcolo che circa 130 dovranno comparire davanti ai tribunali per rispondere dei delitti comuni commessi. Non mi vengano a dire che questi adesso sono prigionieri di coscienza o dissidenti. Per il momento cercano di approfittare dell’incidente, e pensano come difendere coloro che furono arrestati per la provocazione antimperialista.

No, saremo noi a difenderli; però, al tempo stesso, li castigheremo. Tutti? No, perché non sarebbe necessario punire coloro che non siano pericolosi per la società. Bisogna distinguerli bene, dobbiamo lavorare con tutti indipendentemente dalla condanna che gli impongano, conoscere la loro vita e portarli a un compromesso con la società.

Sequestrare un autobus è grave, così come le aggressioni contro altre persone; per questo abbiamo risposto alle autorità messicane che non possiamo assumere l'impegno da loro proposto. Chi ha fatto questo deve sapere che avrà la sua condanna e che non uscirà mai da Cuba colui che entra in questa maniera in un’ambasciata. E la sicurezza delle ambasciate verrà da noi garantita, come in nessun'altra parte del mondo, non faremo nessun tipo di concessione che implichi questo.

E di tutti questi, di coloro che erano presenti, di coloro che lanciarono una pietra, conosciamo con maggiore precisione più dati di quelli che conoscevamo i giorni 27 e 28. Adesso abbiamo ottenuto tutti dati, perché inizialmente si trovavano in distinti luoghi, chi in una stazione di polizia chi in un’altra; però tutti loro, in corrispondenza con il reato commesso e con le caratteristiche individuali, saranno presentati davanti ai tribunali della giustizia. Questo lo devono sapere fin d'ora. Forse c'era qualche infame traditore tra di loro; cercarono la provocazione, cercarono il disordine, però non sapevano cosa avrebbero trovato e che, infatti, trovarono.

Ebbene, ci sono alcuni compatriotti che hanno espresso le loro opinioni, le abbiamo qui. Se volete leggiamo quello che hanno detto il 2 marzo, o ieri; vediamo po'a che velocità leggo le opinioni perché la gente sappia che vengono prese in considerazione, si ascoltano e vengono raccolte. Qui abbiamo 742 opinioni raccolte in 13 province; le leggerò, dicano quel che dicano.

"Gli Stati Uniti si sono sbagliati un’altra vota; a questi stupidi, tutto va storto."

Queste possono essere opinioni rappresentative, perché noi non tralasciamo nemmeno una di quelle opposte o negative.

"Volevano ripetere ciò che accadde nell’Ambasciata del Perù (1982 N.d.T.), però li presero e li buttarono fuori. Lo show che avevano preparato finì male.

"Lo show nell’Ambasciata del Messico venne preparato per accusarci davanti alla Commissione dei Diritti Umani a Ginevra.

"Solo il nostro paese può far uscire dall’Ambasciata, tutte quelle persone che vi si erano introdotte senza usare nessun tipo di arma; in un’altra parte del mondo li avrebbero fatti uscire a calci.

"Ecco una bella risposta per il governo messicano per essersi riunito con i controrivoluzionari a L’Avana.

"La risposta ai provocatori della mafia di Miami fu contundente; a Cuba, per ognuno di questi matti, ci sono centinaia di giovani con eccellenti meriti.

"Qui siamo preparati a tutto; che i gruppuscoli controrivoluzionari a Miami non pensino che riusciranno a far crollare questo.

"La conferenza stampa offerta dall’Ambasciatore del Messico a Cuba, fu molto buona.

"Sembra che l’Ambasciatore del Messico a Cuba ed il Ministro degli Esteri messicano non parlino la stessa lingua.

"Sembra che il Ministro degli Esteri messicano non sappia che qui repubblica e Rivoluzione sono la stessa cosa.

"Speriamo che il presidente Fox faccia dichiarazione concrete su questo problema e ratifichi o rettifichi.

"Il governo messicano adesso fa l’innocente, però, in fondo in fondo, la colpa è tutta sua.

"Io non vedo molto chiara la posizione del Messico nei confronti di Cuba, vuole essere con Dio e con il Diavolo."

Si sta producendo quello che noi temevamo: un tipo di reazione di fronte ad una visita tanto gradevole e tanto amabile come quella che abbiamo ricevuto, e ripeto che il Presidente non ha nessuna colpa. Qui sto leggendo le opinioni dei nostri cittadini come sono state raccolte.

"Il governo di Cuba ha una posizione favorevole al dialogo con il Messico, però che facciano i bravi con noi.

"Si è dimostrato, ancora una volta, che Radio ‘Martí’ non ha fatto altro che distorcere le notizie a suo favore.

"Bisogna felicitare la PNR (Polizia Nazionale Rivoluzionaria, la polizia di Cuba; N.d.T.) per il modo in cui agirono di fronte ai fatti dell’Ambasciata del Messico.

"Tutti questi delinquenti meritano la pena massima.

"Bisogna essere forti con questi violatori di ambasciate, altrimenti potranno ripetersi incidenti del genere.

"Le persone che sono entrate nell’Ambasciata dovevano essere delinquenti con antecedenti penali pessimi e con una pessima condotta di vita.

"I tribunali cubani devono adottare altri metodi, applicare condanne più dure per evitare che queste cose non si ripetano.

"I delinquenti devono restare in carcere." Qui è presente la filosofia che tutto si risolve con la prigione. Dico questo en passant, considerando ciò che ho detto prima.

Tuttavia, bisogna ispirarsi o impregnarsi della filosofia che indica altre vie molto più efficienti; inoltre, le uniche vie da percorrere, se si vuole eliminare questa categoria di cittadini, sono quelle che stiamo seguendo, che completano le condanne e la repressione sociale, perché non per caso individuammo settemila ragazzi nella capitale che avevano abbandonato, dopo il nono grado, gli studi e la scuola, tra i quali riscontrammo, tra i 16 e i 20 anni, 600 giovani che avevano commesso un delitto di una certa gravità. Bisogna studiare tutte le cause: perché abbandonarono la scuola, perché questo e perché l’altro; ci sono molte cose da analizzare e su cui meditare.

Ho letto una delle infamie scritte nel libello yankee, dove ci accusano di discriminare le donne, ci accusano perfino di essere razzisti. No, i rigurgiti di razzismo che ci siano qui li segnalo io. Essi dicono: "Lo stesso Castro ha detto". Si ho detto pubblicamente che ancora non esiste piena uguaglianza per tutti; ma non solo perché possano esistere nuclei di gente nera povera, ce ne sono anche di bianchi. C’è emarginazione bianca ed emarginazione nera. Non voglio aggiungere niente di più, non ho mai esitato nel parlare di questi problemi ed il modo in cui li andremmo a sradicare.

Che sfacciati!

Proseguo, mi restano solo pochi minuti niente di più.

"I tribunali", criticano anche i tribunali, perché, come vi dicevo, pervive ancora l'idea che tutto si risolve con la prigione; la repressione ed il carcere.

"Non mi spiego come persone con questi antecedenti andavano in giro, liberi, quando dovevano essere in prigione.

"Il nostro popolo appoggia le misure adottate contro coloro che penetrarono nell’Ambasciata del Messico.

"Il governo del Messico rispose come doveva e le autorità cubane completarono l’operazione tirando fuori quei delinquenti.

"Il governo messicano chiarì la situazione tra Cuba e Messico; i traditori devono essere molto tristi.

"La risposta dell’Ambasciatore del Messico ai giornalisti fu ambigua, non capii niente." (Uno di città dell’Avana.)

"Appena avvenuto l'incidente nell’Ambasciata del Messico, arrivarono due camion del "Blas Roca" E distribuirono botte a destra e a sinistra; ben fatto." (Altra opinione in Città dell’Avana.)

In realtà, ciò che fanno quelli del "Blas Roca" è lottare contro la zanzara, perché non ci si deve dimenticare che in questo momento il paese è impegnato in varie battaglie: contro il ciclone e le sue conseguenze; contro la zanzara che trasmette il dengue, e questo con crescente successo; nella raccolta della canna da zucchero e in un sacco di altri programmi, che noi ci proponiamo di portare a termine ad ogni modo, questa è la verità. Il "Blas Roca" sta combattendo contro un nemico pericoloso.

Quell’ultima opinione secondo cui arrivarono quelli del "Blas Roca" a ripartire legante a destra e a sinistra, in verità, è la prima volta che la sento. Se fossero andati lì, io non lo so... Essi e altri contingenti, sono migliaia di uomini quelli che stanno lottando contro l’Aedes aegypti e non furono prelevati dal loro compito, non vogliamo muoverli da dove si trovano. Per questo siamo tranquilli; inoltre, non vogliamo sprecare energie, perché qui ci sono forze per organizzare sonore proteste; però possiamo usare un’arma: l’arma della verità, per smascherare e per far sì che tutti i nostri compatrioti partecipino alla battaglia.

"Tutti erano delinquenti? Che non succeda come all'epoca dell’Ambasciata del Perù, che dicevano che tutti erano delinquenti e c’erano anche persone decenti." (Un’opinione in Città dell’Avana.)

"Se queste cose succedono, la colpa è del governo perché non usa il pugno di ferro contro i delinquenti." Se le misure da prendere le decidesse l’opinione pubblica, queste risulterebbero drasticamente forti, perché so come si sente e come si irrita molta gente con queste cose. Quest’opinione, che la colpa ce l’ha il governo, è stata raccolta a Santa Cruz del Sur, Camagüey.

"Già dalla prima mattinata si vedevano persone girando attorno all’Ambasciata. Perché la Sicurezza dello Stato non ha preso le misure in tempo?" Opinioni raccolte in Città dell’Avana, Cienfuegos e Granma.)

"Così ci attaccano, bisogna assicurarsi di più." (opinione raccolta nella Città dell’Avana.)

"Vedrai che a tutte quelle persone che hanno prelevato dall’Ambasciata, le faranno un discorso, le rilasceranno, e qui non è successo niente" (Risate). (Opinione racolta a Cienfuegos.)

"Venerdì nell’Ufficio di Interessi, entrò un cittadino e di questo non si è detto niente." (Opinione raccolta in Città dell’Avana.)

È la verità; in mezzo a tutto questo, improvvisamente un individuo passa da lì e vi salta dentro. Noi abbiamo aspettato a vedere cosa avrebbero fatto con lui. Loro che stavano parlando, criticando che dall’Ambasciata del Messico erano stati sloggiati – dico: "Andiamo a vedere che cosa fanno questi gentiluomini adesso – lo afferrarono, lo fecero uscire molto discretamente, fecero manovra di confusione, e lo portarono a casa sua. Lì i vicini e tutti quanti immediatamente seppero chi era l’individuo. Interrogata questa persona, si scoprì che era un cittadino malato di mente. Fu per questo che pensammo che non valeva la pena occupare cinque righe del giornale per parlare del caso, non ce n’era alcun bisogno; però, dal momento che un cittadino parlò di questo, sono costretto a spiegare che tutto ciò è vero. Era malato. Di lui non voglio dare le sue generalità.

Così chi ha detto ciò, ha detto al verità; per questo è bene leggere i punti di vista dei cittadini. Abbiamo qui mostrato ciò che i cittadini dissero, i loro criteri sui fatti accaduti, ciò che dissero su tutti e ciò che dissero su noi.

In realtà, bisogna dire ciò che segue: nell’Ambasciata si trovavano due custodi, come ho spiegato. A mezzogiorno arrivano le prime notizie, perché c’è sempre chi sistematicamente fa monitoraggio sulle trasmissioni nemiche. Sono cento rapporti al giorno. Uno dovrebbe mettersi nei panni di coloro che li ricevono; li analizzano e possono prendere qualche decisione, in accordo con la loro valutazione. Generalmente coloro che li ricevono sono persone che occupano determinati carichi e devono eseguire molti compiti ogni giorno. Coloro che eseguono il monitoraggio, ricevono le informazioni e le trasmettono.

Randy Alonso . – Ogni certo tempo.

Comandante . – Sì. Inoltre, in questo caso ciò che avevano detto la mattina del 27 era diverso da ciò che dissero al pomeriggio, il tono e il carattere dell'informazione erano cambiati. Sottolinearono due cose, collegandole: "I rapporti di Cuba con il Messico sono stati rotti, le porte sono aperte". Soprattutto, "le porte dell’Ambasciata sono aperte". Se si dice che le porte dell’Ambasciata sono aperte, sappiamo bene cosa fanno i lazzaroni e antisociali se viene detto loro che le porte delle ambasciate sono aperte.

Quando, all’epoca in cui si rubavano i motoscafi di Regla e facevano altre venti cose, già in pieno periodo speciale, dichiarammo che non eravamo obbligati a controllare le coste degli Stati Uniti e ci dichiarammo in sciopero, lazzaroni, antisociali e persone che desideravano emigrare o riunirsi con le loro famiglie, si mobilitarono d'immediato.

Randy Alonso. – Anche questo fatto fu provocato dalla radio anticubana.

Comandante. – La stessa cosa. Allora quello che facemmo fu cercare di persuaderli sulla costa se c'era pericolo: "Guardate, questo non lo utilizzate", e dopo li accompagnavamo fino a dove c’erano i guardacoste nordamericani.

Oggi, anche se esiste un accordo migratorio tra Cuba e Stati Uniti, facciamo lo stesso con coloro che non ricevono il visto e cercano di emigrare illegalmente: non cerchiamo di intercettare imbarcazioni quando ormai stanno navigando, per evitare incidenti. Nasce con forza la modalità dei motoscafi veloci provenienti dalla Florida che si dedicano al traffico di persone. Li puoi catturare prima che arrivino, o puoi scoprire dove li stanno aspettando. Abbiamo oltre 100 pirati catturati, trafficanti di immigranti che risiedono negli Stati Uniti da dove partono; però essi non li vogliono lì, neanche morti, ci trasferiscono il problema. Questa è la verità e di questo non dicono niente.

La critica della gente fa bene.

In realtà, io mi spiego il meccanismo. Che cosa accadde? Le nostre autorità si resero conto che stava succedendo qualcosa di anormale, rafforzarono con alcune persone i custodi; al pomeriggio, trascorse le ore, tutto appariva apparentemente normale. Quando scese la sera, c’era calma. Avevano rafforzato la custodia con 20 ausiliari in più, che sono volontari che cooperano con la polizia, e con altri piccoli gruppi di polizia. Quando scese la notte c’erano circa 60 persone, se non ricordo male 63, non si riscontrava nessuna attività anormale. C’era quasi una totale tranquillità.

Alle ore 21:00 circa iniziarono a concentrarsi da un lato e dall’altro decine di persone.

Randy Alonso . – Alle 20:00 ciò che la radio stava dicendo era più impattante: "le porte sono aperte".

Comandante. – L’ultimo titolare fu trasmesso alle 20:00. Non avevano avvisato...la sera, la Controintelligence inviava un rapporto scritto comunicando quanto successo durante il giorno e le misure adottate. Vista la poca importanza dei fatti lo fecero per iscritto. Non potevano immaginarsi ciò che sarebbe successo, furono realmente sorpresi dalla manipolazione della radio sovversiva. Le voci della rottura delle relazioni e le "porte aperte" si erano moltiplicate. Quasi nessuno di coloro che tentarono di penetrare aveva ascoltato le trasmissioni, avevano raccolto la voce di quello che si diceva per strada, e pensarono che la notte era il miglior momento; quelli della radio sovversiva conoscevano questo meccanismo e realizzarono deliberatamente la provocazione, questa fu la loro maggiore perfidia. Noi lo sappiamo bene che se si dice: Il Campidoglio ha le porte aperte per coloro che vogliono emigrare negli Stati Uniti", questi stessi elementi si muovono fin lì rapidamente.

Noi conosciamo il potenziale di questo tipo che ancora esiste, che si sentono privilegiati dal governo degli Stati Uniti, il nemico manipolò tutto questo. Però, fino ad ora l’Intelligence imperialista brilla per la sua assenza, sono falliti in tutto.

Noi possiamo avere una sicurezza assoluta e totale rispetto a tutto quanto stiamo facendo, assoluta e totale rispetto al futuro.

Penso che gli stessi compagni della Controintelligence e tutti coloro che intervennero per far fronte alle provocazioni, l’unità speciale che agì alla perfezione; fu un pugno di uomini, infatti le unità speciali sono state ridotte; forse quest’esperienza ci condurrà ad analizzare meglio sul da farsi. In questo paese c’è una forza, dalla mobilitazione di 100000 uomini nella nostra capitale in poche ore, a parte il poderoso potenziale delle forze armate e delle sue truppe speciali e un intero popolo, organizzato, addestrato ed armato per la guerra di tutto il popolo. Qui abbiamo forze che ci consentono di mobilitare centinaia di migliaia di uomini in quattro e quattr’otto. Però non si devono uccidere tomeguines (piccoli uccelli di Cuba; N.d.T.) a cannonate.

Una forza ben addestrata, ben specializzata può risolvere rapidamente situazioni di questo tipo. Però quelli che si trovavano lì erano forze ausiliari, non erano gente del "Blas Roca". Nel momento in cui entra l’autobus, lì c’erano 63 uomini. Loro contennero gli assalitori, impedirono che entrassero. È' la mia opinione personale, che avrebbero dovuti esserci più rinforzi, perché alle 21:00 cominciarono a concentrarsi lì gli elementi antisociali.

I compagni avevano inviato un rapporto di quattro pagine; tutti sanno molto bene che prima bisogna redigerlo, elaborarlo, precisare i numeri, dettarlo e trascriverlo. Questi sono i fatti. Io venni informato alle 23:00. Con un quaderno nella mano percorsi i luoghi. Il rapporto scritto arrivò, più o meno all’ora in cui l’autobus era già entrato nella sede. Dalle ore 21:00 c'erano state alcune pressioni e alcuni scontri perché coloro che si erano radunati cercavano di avanzare fino all’Ambasciata, sarebbe stato necessario allora mandare un rinforzo, poiché a quest’ora cominciarono a radunarsi circa 100 persone da una parte e altre 100 dall'altra; questo è ciò che penso a riguardo.

I nostri compagni lavorarono perfettamente, conoscono bene quali sono le critiche. Alcune persone si domandano com'è possibile, perché, effettivamente, questo ha sorpreso un poco per due fattori: una forte campagan per spargere la voce e trasmissioni dei titolare durante quasi 13 ore, 12 ore e mezzo per l’esattezza, dalle 07:35 alle 20:00. Alcune notizie e la tranquillità, all'inizio della sera, sicuramente gli rese più fidati. Io penso che già alle 21:00 sarebbe stato necessario mandare rinforzi. A partire da questa situazione, agirono in maniera eroica alcuni uomini che senza usare armi si misero di fronte a quelli che spingevano, i perturbatori sapevano bene che la nostra polizia non spara, sanno che questi procedimenti che si usano in altre parti del mondo e che vediamo tutti i giorni in televisione non vengono usati qui.

Questo è ciò che posso apportare ai fatti di questa storia. E ci sono altre piccole cose di cui discuteremmo un’altra volta. Comunque vedremo domani cosa deciderete nella tavola rotonda; forse dovremo discutere per una settimana su quanto accaduto, noi siamo pronti.

Randy Alonso.– Comandante volevo leggere una notizia di Prensa Latina che arrivò alcuni minuti fa, e che viene dal Messico, dice così: "Il Presidente messicano Vincente Fox affermò oggi a Prensa Latina che i vincoli tra il suo paese e Cuba si trovano in un livello magnifico e ambedue le parti stanno lavorando per rafforzarli con lo stesso entusiasmo di prima.

"’Le relazioni si trovano come prima o forse meglio, perché abbiamo avuto la possibilità di parlare con lo stesso Presidente Castro in maniera diretta’. Affermò. Spiegò che in situazioni di questo tipo, il suo governo procede di solito in questo modo, cioè, telefonando e parlando con chiunque sia necessario, in situazioni di questo tipo.

"In conferenza stampa con corrispondenti stranieri, oggi pomeriggio, Fox dichiarò: ‘i rapporti bilaterali restarono in un magnifico livello e continuiamo a lavorare con lo stesso entusiasmo di prima’.

"Alla domanda sulla reazione che provocò a Miami e negli Stati Uniti l’entrata nella sede diplomatica a L’Avana, rispose: ‘Mi sembra che chiunque, ogni gruppo, è libero di interpretare e pensare a modo proprio i fatti’. Qualificò di intempestiva l’entrata nell’Ambasciata messicana di questo gruppo di cubani, senza chiedere in nessun momento asilo politico o di persecuzione politica, semplicemente, irrompere nell'Ambasciata per mezzo dell’autobus.

"’Questo ci portò a chiedere al governo cubano la protezione dovuta alla nostra ambasciata e lo sloggiamento di queste persone, poiché non avevano nessuna proposta, e non vennero nemmeno per richiedere il visto, la protezione politica o altre cose’."

Comandante. – Una dichiarazione pulita, onesta, che conferma le cose che ho detto qui, e ci fa molto piacere che questa tavola rotonda concluda così.

Randy Alonso.– Comandante, la ringraziamo in maniera speciale della sua presenza in questa tavola; credo che ha contribuito a dare più argomenti al nostro popolo su quanto è successo. Credo che ha chiarito elementi importanti relativi ai fatti già noti, a questa provocazione finanziata, portata avanti da questa mafia anticubana, con la collaborazione dei suoi mercenari dentro il paese ed utilizzando elementi antisociali che, come Lei diceva, ancora sussistono nella nostra società, poiché cercarono di provocare, e ancora una volta ciò che trovarono fu la sconfitta, che è quello a cui è avvezza questa mafia. Le sue perfide intenzioni, nuovamente furono condannante alla sconfitta.

Gli argomenti offerti in questi due giorni, hanno contribuito a dare molta più informazione al nostro popolo che, fin dal primo momento, venne informato dalle Note Ufficiali emesse appena avvennero i fatti.

Comandante.– E mancano alcune notizie. A parte di quelle che vi ho riferito, mi ricordo di una in modo speciale che non ha avuto spazio per essere divulgata con la dovuta ampiezza perché dovrebbe essere analizzata, relativa ad alcuni delinquenti che assassinarono, per derubarli, alcuni emigrati provenienti da Miami in visita ai loro familiari. Questo è un altro compito su cui si lavorò moltissimo e la polizia con gran impegno e intelligenza riuscì a far luce sul caso.

Si scoprì tutto e, anche se noi non utilizziamo la cronaca nera, che molte volte serve per incitare i delitti piuttosto che per combatterli, non abbiamo avuto spazio né tempo per analizzare debitamente i fatti. Alcune persone si chiedono sull’accaduto e su quali sono stati i risultati delle indagini.

Posso comunicarvi che tutti i responsabili sono stati catturati. L’assassinio lo commisero nell’autostrada, molte persone ne erano a conoscenza, avevano udito parlare di questo tema. Bisognava indagare a fondo, verificare tutte le prove, nonché gli altri dettagli necessari al processo e impedire che i colpevoli scappassero. Serviva uno Sherlock Holmes; alla fine, molti Sherlock Holmes scoprirono fino all’ultimo dettaglio. La verità è abbastanza ripugnante perché i criminali uccisero perfino un bambino. Da tutto questo si deve trarre una lezione (APPLAUSI).

Randy Alonso . – Ancora una volta ringraziamo il Comandante, le persone che ci hanno accompagnato, gli invitati che sono stati con noi, in special modo al nostro Ministro degli Esteri e al compagno Lage.

Domani saremo di nuovo in tavola rotonda.

Buona notte.



Ich sah sie heute mittag freilich erneut, denn da wir vereinbart hatten, daß ich hier einige Meinungen abgeben würde, wollte ich erneut sehen, auf welche Punkte ihr hingewiesen hattet und wo noch irgendein Detail wäre, zu dessen Klarstellung ich beitragen könnte.


Gestern sprach man zum Beispiel von dem Treffen Castañedas mit den Dissidenten. Darüber muß ich das Folgende sagen:


In den Wochen vor dem Besuch von Präsident Fox in unserem Land – etwas, was von uns sehr wohlwollend empfangen wurde und uns sehr freute – führten die USA bereits ihren gewöhnlichen Kreuzzug in bezug auf das Treffen in Genf durch – was ihre Obzession darstellt, wie jemand hier sagte -, und in jenen Tagen führten sie eine intensive Kampagne in Lateinamerika durch, da ihr Manöver immer mehr an Ansehen verliert und sie einen hohen Preis zahlen mußten - wie jene erniedrigende Entscheidung, sie nicht zu wählen, ohne daß man wußte, wer wählte, denn diese Abstimmung war nicht offen, und sie wählten sie nicht zum Mitglied der Menschenrechtskommission -, weshalb ihre Rachgier groß ist und sie einen in Genf gegen Kuba gerichteten Plan in Lateinamerika ausarbeiteten.


Hier wurde bereits über dieses Thema diskutiert, doch es erschien nicht angemessen, alles zu sagen. Mir würde jetzt genügen zu sagen, daß wir alle Manöver des State Department in dieser Hemisphäre kennen, alle Gespräche und den ganzen Druck; sagen wir noch etwas mehr, die ganze Verschwörung, wer sie dabei unterstützt und wer nicht – die Spitze des Eisbergs war jener Augenblick, als der Außenminister Argentiniens, welches das Paradigma des Neoliberalismus ist, hastig nach Washington fuhr, um Kuba wie eine Ware zu verkaufen; gut, es gibt welche, die Kuba jedes Jahr verkaufen, und diese Praxis existiert seit langem – und man analysierte dies, wenn auch nicht alles gesagt wurde. Ich werde hier jetzt nicht all das enthüllen, was wir über dieses Thema wissen.


Wir freuten uns sehr über die Gelegenheit des Besuchs von Fox. Ich sagte, es freute uns, es war eine wirklich neue Geste. Gewöhnlich besuchen uns die mexikanischen Präsidenten zum Ende ihrer Amtszeit; er sagte von Anfang an, daß er Kuba einen kurzen Besuch abstatten würde, er war selbstverständlich eingeladen, denn man kann davon ausgehen, daß unsere Türen offenstehen, wenn ein mexikanischer Präsident den Wunsch hat, nach Kuba zu kommen. Ich muß fast über den Satz „offene Türen" lachen. Wir freuten uns also sehr, als er diese Entscheidung traf, denn für uns war dies eine Gelegenheit, viele wichtige wirtschaftliche, kulturelle und internationale Fragen zu analysieren; es gibt viele Themen.


Man muß zum Beispiel berücksichtigen, daß Mexiko jetzt für einen Zeitraum von zwei Jahren Mitglied des UN-Sicherheitsrates ist, und als es seine Kandidatur anmeldete, mußte niemand kommen, um uns um die Unterstützung für Mexiko zu bitten, denn wir gaben Mexiko spontan unsere Unterstützung, und wir wissen, daß Präsident Fox diese Geste, die wir ihm direkt übermittelten, sehr schätzte.


Neben all diesen Fragen von beiderseitiger Wichtigkeit und internationalen Problemen hatten wir den Wunsch, über diese Angelegenheit bezüglich Genf zu sprechen, und genau zu wissen, welche Positionen sie hatten, daraufhin unsere vorzubringen, und in der Tat machten wir es so.


Unsere Gespräche – sowohl die offiziellen, an denen eine Reihe von Personen teilnahmen, als auch die persönlichen – waren sehr gut und wir hatten die Gelegenheit, unsere Standpunkte darzulegen.


Da der Besuch, wie ihr wißt, sehr kurz war, begleitete ich ihn an diesem Tag zu verschiedenen Orten, ich war mit ihm fast die ganze Zeit zusammen, seit der Kranzniederlegung am Denkmal, und wir fuhren zu verschiedenen Orten: in die Altstadt von Havanna, zu dem Gebiet, wo sich unsere Stromerzeugungsanlage mit kombiniertem Zyklus befindet, die mit dem Begleitgas unseres schweren Erdöls – schwer, aber sehr nützlich, da dies zu einer Energiequelle für unsere gesamte Elektrizität wird, denn im gegenteiligen Fall würde es uns auf der Grundlage von Fuel-Oil viel mehr kosten – funktioniert, und bis dort hin begleitete ich ihn, über Guanabo hinaus.


Auf dem Weg unterhielten wir uns, ich hatte ihm von der Mutter von Leal erzählt, eine sehr aufopferungsvolle und opferbereite Frau, die wir alle sehr mögen, und ich legte ihm sogar nahe, daß Leal ein Besuch seiner Person bei der Mutter genauso viel bewegen würde wie die Auszeichnung; er war damit einverstanden und wir statteten sogar den Besuch bei ihr ab.


Danach fuhren wir zum CIREN, wo eine zahlenmäßig starke Gruppe von Mexikanern medizinisch betreut wird, mit hervorragenden Ergebnissen. Dort kam es zu einer bewegenden Veranstaltung, wo viele der Kranken zugegen waren. Danach ließ ich ihn einige Minuten allein, wie man sagen könnte, bis wir uns am Abend wiedersahen, an dem ein privates Gespräch geplant war. In Wirklichkeit gab es viele, da wir auf dem Weg zwischen den einzelnen Orten über verschiedene Themen sprachen, und all das in einem ausgezeichneten Klima, das bis zum Ende beibehalten wurde.


Auch Felipe unterhielt am Nachmittag einige Gespräche mit dem Außenminister.


Ich erinnere mich jetzt nicht an die exakte Uhrzeit, doch mehr oder weniger zur vorgesehenen Uhrzeit traf ich mich mit ihm in meinem Büro. Dort hatten wir auch ein gutes Gespräch, alles war sehr offen.


Während der ganzen Vorbereitung des Programms wurde uns niemals ein Wort über ein mögliches Treffen mit den berühmten „Dissidenten" gesagt, die durch die von der US-Interessenvertretung geleitete Propaganda fabriziert werden, die ewig dort Eingeladenen, die ein vorzügliches Leben genießen, denn die für sie bestimmten Mittel sind die Millionen, die USAID und andere Institutionen mit ähnlichen Zielen investieren, und jedes Mal, wenn wir einen illustren Besucher haben, benutzen sie den Mechanismus des öffentlichen Drucks, unabhängig von dem Druck auf anderen Wegen, es ist fast eine Forderung, sich mit den Anführern der kleinen Gruppen zu treffen. Es kann niemand hierher kommen, egal was sein politischer Rang ist – US-Amerikaner oder aus einem anderen Land -, von dem sie nicht ein Treffen fordern, denn das ist die Art und Weise, um diese Fiktion aufrechtzuerhalten.


Diese Leute sind Personen, die ziemlich mit diesem Söldnerradio in Verbindung stehen, dessen Name allein schon eine Beleidigung für unser Vaterland darstellt, eine immer größere Beleidigung in dem Maße, wie unser Volk und unsere Kinder mehr von Martí erfahren. Sie sind immer in permanentem Kontakt, wobei sie Gesetze brechen, niemand soll das vergessen; Gesetze, die von der Kubanischen Nationalversammlung diskutiert und verabschiedet worden sind, Falschmeldungen verbreiten, Kampagnen veranstalten, immer im Gleichklang mit der Politik des Imperiums gegen Kuba, bei allem, bei den zynischen Manövern in Genf und bei der ganzen imperialistischen Politik gegen unser Vaterland; und sie agieren in Verbindung mit der terroristischen Mafia aus Miami, das darf man auch nicht vergessen.


Jetzt, wo auf der Welt von Terrorismus gesprochen wird und sie die Gefangenen sogar zusammenziehen und zu einer US-amerikanischen Marinebasis schicken, erlangt vor dem Bewußtsein der Weltöffentlichkeit das eine besondere Bedeutung, was der Terrorismus darstellt, und in unserem Vaterland entgehen keinem die Missetaten, die gegen Kuba verübt wurden von Miami aus, wo sie ständig Verbrechen gegen unser Land unterstützt und finanziert haben. Dutzende Jahre des Terrors gegen unser Volk, Taten, die mehr als 40 Jahre lang von den USA vollkommen toleriert wurden; so ist es also ein wenig schwierig, diese Söldner, die sich auf verschiedene Weise verkleiden und dieser Politik dienen, als Personen mit einer eigenen Meinung zu präsentieren, und was sie wollen, ist oftmals nur Publicity oder die Rolle von Opfern spielen; es sind Gewohnheitsprovokateure, permanente Wahrheitsverdreher und Lügner bei allem , was mit Kuba zu tun hat; doch das ist das Einzige, was das Imperium hier hat, wie einige kleine Fischlein in einem Aquarium ohne Wasser, denn es gibt wirklich keine Wasser, durch das sie sich am Leben halten können. Das wird in den Gewässern eines immer revolutionäreren Volkes mit immer mehr Kultur und Wissen nicht geschehen, wo der Sauerstoff für diese außerdem farbigen Fischlein sein kann, die außerhalb unserer Landesgrenzen sehr bekannt sind, sie sind auf künstliche Weise im Ausland sehr bekannt. Es ist gut, daß ich darauf hinweise, nicht? Denn es handelt sich um einen von ihnen fabrizierten Mechanismus. Sie werden von der US-Interessenvertretung angeleitet, einberufen und bezahlt, auf tausend verschiedene Arten.


Ah, das ist der Tribut, den sie von jedem Besucher Kubas einfordern.


Ich werde nicht sagen, daß Fox meiner Meinung nach ein schwacher und charakterloser Mann ist, ganz im Gegenteil. Ich habe von ihm den Eindruck, und ich zögere nicht, dies zu sagen, daß er ein Mann mit einem Sinn für die persönliche Würde ist, ein Mann von Charakter, und für mich ist offensichtlich, daß er, der unser Volk kennt, nicht geneigt ist, eine Rolle auszufüllen, die ihm absolut nicht behagt. Doch die Formel, die in letzter Minute auftauchte, über die man uns nicht ein Wort gesagt hatte, war die Formel eines Frühstücks.


Jemand muß dieses Programm ausgearbeitet und dieses Frühstück erfunden haben, und er ist selbstverständlich ein absolut freier Mann, er kann nach Kuba reisen und sie können uns sagen: wir wollen das: „Wir wollen etwas Anderes, wir wünschen dieses Programm und andere Sachen", denn hier legen wir keinem unserer Besucher Beschränkungen auf, und noch weniger raubt uns etwas den Schlaf, das sie ihm mit Caudina-Galgen aufgezwungen haben – das ist ein Wort aus der Epoche Roms, als die Gefangenen unter Bögen oder etwas Ähnlichem als Erniedrigung gekreuzigt wurden -; es ist zu einem Instrument der Erniedrigung geworden und eine mißliche Lage für alle Besucher, die nicht wissen, was sie machen sollen und wie. Manchmal sagen sie es uns oder sie sagen es nicht, aber das ist auf alle Besucher anzuwenden, seien sie Rechte oder Linke. Und auf diese Weise lernen wir sogar viele Linke kennen, und vor allem europäische Linke, von denen der Tribut eingefordert wird: „ Hören Sie, ja, sehr gut; aber schauen Sie, gehen doch mal dort vorbei", und sie zwingen die herausragenden und illustren Personen, peinliche Momente zu durchleben; danach treffen sie sich mit mir und im Stillen haben sie etwas, die US-Interessenvertretung hat etwas organisiert, wenn es ein US-Amerikaner ist, ein Mittagessen oder so etwas, um diese Treffen durchzuführen.


Sie übernehmen dies, die Organisatoren all dieser Treffen mit den Besuchern, hauptsächlich die US-Interessenvertretung und es gibt auch Druck von oben.


Ich werde Fox nicht einer treulosen Handlung bezichtigen, meiner Meinung nach war diese Handlung nicht treulos, und vielmehr ehre ich die Vorsicht, mit der er ein Gespräch handhabte, das irgendjemand erfunden hatte; aber er ist ein ernsthafter Mann, man sieht ihm Ehrgefühl an. Er spricht mit mir über das Thema, als wir vor dem Abendessen jenes Treffen haben, und er erklärt mir dort, daß es am nächsten Tag ein Frühstück in der Botschaft geben würde, wo er die Beschäftigten der mexikanischen Botschaft begrüßen würde, und dort hätten die berühmten Dissidenten ein Treffen mit Castañeda und er würde sie begrüßen, sonst nichts. Und in der Tat war es das, was er machte, er begrüßte sie; aber gut, die Agenturmeldungen im Ausland sprachen später von all den Themen, über die wir gesprochen hatten, nur von dem berühmten Treffen in Havanna mit den Feinden der Revolution, denn das ist ein bereits geschaffener Mechanismus.


Ich sagte ihm einfach: „Schauen Sie, Sie werden deswegen mit mir keinerlei Problem haben, doch meine Sorge ist, daß dies, weil es für unsere Bevölkerung ein sehr sensibles Thema ist, ihr Erscheinungsbild vor unserem Volk wegen diesem Treffen beschädigen kann", das war es, was ich ihm sagte. Und ich wiederholte es ihm gegenüber: „Mit mir werden sie kein Problem haben."


Danach, am nächsten Tag, tauchten auch einige Mißverständnisse auf, denn die Agenturen meldeten, daß er mir eine Liste von Häftlingen übergeben habe. Das mit der Häftlingsliste ist schon seit langem nicht mehr aktuell, denn früher erhielt jeder, der nach Kuba kam – sei es aus Europa, Kanada oder sonstwoher -, eine Liste mit Häftlingen, für die er eintreten solle, eine Art, den Gästen den Besuch zu verderben und uns mit ihrer Häftlingsliste zu belästigen. Aber schon seit langem haben wir gesagt, das dies mit den Listen aufhöre, definitiv und für immer; dies ist in die Frühgeschichte übergegangen und wir haben es klar gesagt: Hier gibt es keine Art von Liste, sie können sie mitbringen; aber ich schaue sie in Wirklichkeit nicht einmal an.


Die Agenturmeldungen schreiben Fox zu, mir eine Häftlingsliste übergeben zu haben. Ich mußte klarstellen, daß Fox mir keine solche Liste übergeben hatte, er hatte mir gegenüber nicht einmal von dem Thema gesprochen. Er ist ein Mann mit genügend Taktgefühl, hat einen Sinn für Diplomatie, und das, was er in der Tat übergab – nicht mir, sondern Felipe, der ihn zum Flughafen begleitete -, war eine kleine Liste. Die Agenturmeldungen sprachen davon, er habe mir eine Liste von Häftlingen übergeben, und da dies nicht genau der Wirklichkeit entsprach, erklärte ich, daß er mir gegenüber nicht einmal davon gesprochen noch mir irgendeine Liste gegeben habe.


In bezug auf die kleine Liste kennt man diejenigen, an denen das Imperium am meisten Interesse hat, wer ihre geliebtesten Häftlinge sind, wenn sie auch das Schicksal ihrer Söldner wenig interessiert.


Jetzt können wir denen, die in die USA reisen, auch eine kleine Liste mitgeben, aber wir schicken keine kleinen Listen, sondern wir werden täglich von unseren überaus geliebten und heldenhaften Gefangenen, Helden der Republik Kuba, sprechen, die sie auf eine gemeine Art und Weise in ferne Gefängnisse verlegt haben; überflüssigerweise haben sie sie sogar in Einzelzellen untergebracht, bis sie schließlich zum endgültigen Ort kommen, und dort muß man dann sehen, welch schwierige Lebensbedingungen die Genossen dort erwarten, jeder Tausende Kilometer von den anderen entfernt, vollständig ohne Kommunikation untereinander. Aber wir benötigen keine Listen, mit der Wahrheit und dem Recht in der Hand fordern wir die Freilassung unserer heldenhaften Gefangenen, denn das sind Helden und keine Söldner, sie sind wahre Patrioten und keine Vaterlandsverräter.


Es war also aus Anlaß des Besuchs und der Yankee-Intrigen erforderlich, einige dieser Klarstellungen vorzunehmen; aber gleichzeitig sagte mir Präsident Fox, und Herr Castañeda sagte es auch Felipe, daß Mexiko kein gegen Kuba gerichtetes Manöver in Genf fördern, begünstigen oder unterstützen würde. So sagte er es, er sagte es mir mit viel Würde und Sicherheit.


Da wir über viele Themen sprachen, vergaßen wir die Angelegenheit des Treffens, denn jenes Treffen hatte keinerlei Bedeutung, genauso wenig wie die Frage der kleinen Liste. Im Vergleich zu unserer Zufriedenheit wegen dem Besuch und den dabei behandelten Themen war jene Angelegenheit unbedeutend. Es gab nicht den geringsten Grund für das Entstehen irgendeiner Reibung, eine solche hat es nicht gegeben; zumindest für uns ist keinerlei Reibung unserer Seite entstanden.


Es war sehr wohl am Tag der Eröffnung der Buchmesse notwendig, der dort anwesenden Presse einige Details bezüglich der berühmten Liste zu erklären, die ich nicht empfangen hatte und von der mir niemand vorher erzählt hatte, und auch ein wenig im Zusammenhang mit dem seltsamen Satz des Außenministers, daß von diesem Augenblick an die Beziehungen mit der Kubanischen Revolution abgebrochen seien und es in Zukunft Beziehungen mit der Republik Kuba gäbe. Ich dachte darüber nach. Wie könnte man das trennen, denn hier existiert erst seit dem Sieg der Revolution eine wahre Republik. Jene Karikatur einer Republik, wie konnte man die Republik nennen?


Die Republik Kuba ist untrennbar verbunden mit unseren Kämpfen und den Kämpfen unserer Unabhängigkeitskämpfer während so langer Zeit im 19. Jahrhundert, und den Großtaten unseres Volkes über mehr als 40 Jahre lang, die keine Parallele in der Geschichte haben, wegen seiner Fähigkeit zum Ausharren und Dinge zu vollbringen, die uns bereits über jedes andere Land der Welt stellen, und weil wir heute über die Bedingungen verfügen, um das zu machen, was wir heute mit mehr Kraft, Intensität und Überzeugung als je zuvor tun. Wie kann man das von der Revolution trennen? Wir maßen dem keine große Bedeutung bei, ein Satz mehr oder weniger; auch wenn man nicht mit den Sätzen spielen kann.


Danach kommt es zu dem Ereignis in Miami, und er kommt noch einmal mit dieser berühmten unverständlichen Geschichte. Die Tatsache, daß ihr hier diesen seltsamen Satz erwähnt habt, wurde von der Mafia in Miami und einigen ihrer Freunde in Mexiko selbst zum Anlaß genommen, um die Idee in Umlauf zu bringen, wir hätten das Eindringen in die Botschaft erfunden, als ob man das wirklich erfinden könnte. So als ob wir Wahrsager seien und 25 Kristallkugeln hätten, um zu wissen, daß dort – bei einer Veranstaltung, von der wir nicht einmal wußten, bei der das Haus der Mexikanischen Kultur und außerdem ein Konsulat eröffnet wurde – jene Rede gehalten werden würde.


Sicher waren auch viele anständige und ehrenvolle Leute an jenem Ort, doch es ist auch zutreffend, daß dort auch eine ganze Plage von Terroristen bei der Eröffnung zugegen war. Ich weiß wirklich nicht, was die Terroristen mit der Kultur zu tun haben. Gestern machtet ihr Scherze über den subversiven Radiosender, ich weiß nicht, zu welchem Zeitpunkt, auf der Suche nach Lehrern, um ihnen die kubanische Geographie beizubringen, denn sie wissen nicht einmal, wie die Geographie unseres Landes ist, die Anzahl und Lage der Provinzen, und noch viel weniger nach der Politisch-Administrativen Aufteilung. Sie haben wohl nicht davon erfahren, genauso wenig wie von den Organen der Volksverwaltung, auf die gleiche Weise, wie sie nichts von den Wahlen wissen oder von den Abgeordneten der Wahlkreise, das ist schrecklich schwierig, wenn man es ihnen erklären muß, denn sie kennen nicht mehr als sogar Tote wählen zu lassen und andere Wahl-Betrügereien, darin sind sie Olympiasieger. All das hat nichts mit der Kultur zu tun. Der Autor der Rede war sehr schwülstig; sehr schwülstig und sehr glücklich.


Wir sagen nicht – das stelle ich kategorisch klar -, daß Castañeda für die Geschehnisse verantwortlich ist; wir haben gesagt, daß seine Worte manipuliert wurden. Ich glaube, hier sind meine ersten Erklärungen: „Die Aussagen des Herrn Castañeda vom vorherigen Abend wurden sofort von dem schlecht benannten Sender Radio ‚Martí‘ aufgegriffen und zynisch manipuliert."


Die Herren dieses Senders der US-Regierung verteidigten sich angesichts gewisser Aussagen von Castañeda, als er sagte, daß es einen ungebührlichen Gebrauch, oder so etwas Ähnliches, seiner Worte gegeben habe. Sie sagten, sie hätten nichts an dem, was Castañeda sagte, geändert, sie hätten seine Aussagen wörtlich übermittelt. Doch in Wirklichkeit wurden die Worte manipuliert, und zwar so, daß sie den Sinn veränderten.


Castañeda ist ein Freund der Literatur, des Schreibens und des Aussprechens von geschichtsträchtigen Sätzen – vielleicht, nicht? Ich sage das mal so -, immer gibt es eine Schwäche, die alle haben, die wir etwas sagen oder schreiben. Er gebrauchte erneut seinen berühmten Satz, daß die Beziehungen mit der Kubanischen Revolution abgebrochen seien, um sie durch die Beziehungen zur Republik Kuba zu ersetzen. Da er dies dort wiederholte und ich aber die absoluteste Überzeugung habe, daß diese Aussagen nicht im Bündnis mit der terroristischen Mafia aus Miami oder der US-Regierung gemacht wurden, haben wir also nicht gesagt, daß er die Verantwortung dafür trägt.


Jene nahmen die Sätze und manipulierten sie wirklich, und sie manipulierten sie auf die Weise, daß sie ihnen einen völlig unterschiedlichen Sinn verliehen: „offene Türen" ‚- deshalb lachte ich. Offene Türen ist ein Begriff, der benutzt wird.


Was machte der Radiosender des konterrevolutionären Gewürms. Es nahm den Satz und begann seit dem frühen Morgen, ihn zu wiederholen, immer wieder ‚ das wurde hier erklärt -, etwa acht Mal. Lázaro sprach von unzähligen Malen mehr.


Randy Alonso.- Sechzig Nachrichten in diesem Tenor.


Comandante.- Am 27., als der Sender die Nachricht wiederholte. Aber ich habe erfahren, daß sie die Tonlage erhöhten, und am Nachmittag sagten sie bereits – worauf du dich heute bezogen hast, was du erwähntest -: „Die Türen der Mexikanischen Botschaft sind offen für alle Kubaner". Das ist der exakte Satz, nicht wahr?


Randy Alonso.- „Die Türen der Mexikanischen Botschaft in Havanna sind offen für alle Kubaner, sagt in Miami der mexikanische Außenminister Jorge Castañeda."


Comandante.- Was sie bringen ist der Titel. Oftmals haben die Titel – das ist eine Art der Manipulation – nichts mit dem Text zu tun; aber außerdem ging dem der berühmte Satz voraus, daß die Beziehungen Mexikos zur Kubanischen Revolution abgebrochen seien. Was kommt vielen Leuten, die später versuchen sollten, in die Botschaft zu gelangen, anfänglich zu Ohren? Das sind keine Politiker, sie lesen keine Zeitung, noch hören sie oftmals alles Mögliche im Radio; was vielen von ihnen zu Ohren kam, war ein Gerücht, und das Gerücht lautet, daß die Beziehungen zwischen Kuba und Mexiko abgebrochen wurden und daß die Türen der Botschaft für die Kubaner offen seien.


Das war die Absicht, das war die Niederträchtigkeit, der Titel und der Titel; da war es nicht mehr die Frage der Transkription, sondern des Gebrauchs zweier Sätze, sie zu Titeln zusammenzufügen und sie das eine und andere Mal mit anderem Sinn zu wiederholen. Das ist das, was die Leute glaubten, wir wissen das sehr wohl, den wir haben sie befragt, wie sie die ersten Nachrichten erhielten. Und ich muß sagen, daß die ersten Nachrichten über dieses Ereignis fast am Mittag ankamen. Die Leute fragen sich: Gut, aber wann erschienen diese Nachrichten? Hier kommen normalerweise Tag für Tag so viele Ungeheuerlichkeiten und Lügen an, daß man sie auf zwei Monitoren sammelt und den routinemäßig dafür zuständigen Personen zukommen läßt. Dort in der Botschaft waren am Mittag zwei Wachbeamte; doch es erschienen dort neun etwas verdächtige Personen; weder die Wachbeamten noch sonst jemand wußte, daß diese Nachricht erschienen war, auch wenn sie es gewußt hätten, wäre die darauf verwendete Aufmerksamkeit nur relativ gewesen, da es sich gewöhnlich um Lügen handelt.


Zwei Wachbeamte sehen diese Individuen, die sich verdächtig machen, sie geben Meldung ab und fragen sie, was sie dort machen. Sie sagen: „Die Beziehungen zwischen Mexiko und Kuba sind abgebrochen worden und sie haben gesagt, daß die Türen Mexikos für alle Kubaner offen sind; wir wollten wissen, was los ist, um in die Mexikanische Botschaft reinzugehen." Doch zur selben Zeit gibt eine Person, eine Beamtin der Botschaft, bekannt, daß sie den ganzen Morgen Anrufe erhalten hätten mit der Frage, ob es zutreffend sei, daß sie dort Asyl gewährten. Das ist um 13.00 Uhr, mehr oder weniger, als eine kleine Verstärkung, kann man sagen, zur Botschaft geschickt wird. Ich glaube, daß es anfangs 20 Personen waren, welche zur Verstärkung des Schutzes der Botschaft dorthin geschickt wurden, wo vorher zwei Wachbeamte waren, die zum Wachregiment der Botschaften gehören. Das war am Tag; doch ich muß darauf zurückkommen, wenn ich ein anderes Thema analysiere. Ich bin an dem Punkt angelangt, an dem es zu den Ereignissen kam, ich erzähle das später.


Ich denke, dies ist eine Klarstellung und beeinträchtigt nicht im Geringsten unsere Meinung über den Präsidenten Fox, noch unsere Einschätzung seiner Reise oder seiner Geste, uns zu besuchen und über Angelegenheiten von gemeinsamem Interesse und wichtige Dinge hinsichtlich Lateinamerika und auch der Welt zu sprechen, denn Mexiko ist heute Mitglied im UN-Sicherheitsrat und hat historisch zu einem bestimmten Zeitraum eine herausragende Rolle in der internationalen Politik eingenommen. Ich möchte die Dinge trennen, und ich klage Castañeda nicht an, vielmehr spreche ich ihn von der Schuld frei, denn ich glaube nicht, daß er die Absicht hatte, dies zu tun, noch daß er sich mit dem subversiven Sender abgesprochen hat, um es zu tun.


Ich habe – politische und ideologische Differenzen außer Acht lassend – keinerlei Absicht, ihn zu beleidigen oder zu beschuldigen, sondern ich will erklären, welche Mechanismen das Problem hervorriefen, die wahre Wahrheit; denn es gibt so viele Wahrheiten in Anführungszeichen auf dieser Welt und so viele Lügen, die beabsichtigen, geglaubt zu werden, so daß mir keine andere Wahl bleibt - wenn wir sprechen -, die wahre Wahrheit zu erläutern. so wie wir gegenüber unserer Bevölkerung sprechen müssen.


Nun, was geschah am 27. Februar? Ich erzählte euch bereits einen kleinen Teil, wie die Wachbeamten dort praktisch darauf aufmerksam werden, daß etwas Seltsames geschieht.


Wann erfuhr ich davon – ihr könnt lachen -, daß es in der Mexikanischen Botschaft Probleme gab? Ich erfuhr von den Ereignissen in der Mexikanischen Botschaft schlicht und einfach um 22:55 Uhr an diesem 27. Februar.


Wir alle wissen, daß wir viel Arbeit haben, der Empfang von Besuchern, Delegationen, Gespräche, diese Dinge erscheinen nicht in den Zeitungen. An diesem Tag hatte ich ein Treffen, ich hatte bereits seit 20:20 Uhr ein Gespräch mit einer chilenischen Delegation, an deren Spitze der damalige Präsidentschaftskandidat bei den letzten Wahlen in Chile stand, der zweifellos der zukünftige Kandidat bei den nächsten Wahlen in diesem Land sein wird, mit hohen Umfragewerten. Gut, das geht uns nichts an, wer der Kandidat ist und wer nicht, oder die rechte oder linke Ideologie, gemäß diesen äußerst vielfältigen und gelegentlich verwirrenden Bezeichnungen. Denn wir haben bereits von einigen Linken gesprochen, die hierher kommen, aber mit den Augen nach dort gerichtet, mit Blick nach Norden und bereit zu allen Arten von Gefälligkeiten. Diese Delegation wurde hauptsächlich von zwei Bürgermeistern von Santiago de Chile geleitet, einer von der Partei Unión Democrática Independiente (Unabhängige Demokratische Union) (UDI) und der andere von der Partei Renovación Nacional (Nationale Erneuerung).


Wir haben Beziehungen unterhalten zu verschiedenen linken und rechten Führungspersönlichkeiten dieser Welt, und oftmals kommen sie nach Kuba mit dem Interesse, irgendeine Erfahrung kennenzulernen, andere, weil sie irgendeinen ärztlichen Service benötigen, und wir können niemanden fragen: Was ist Ihre Meinung?, und auf diesem Weg haben wir viele Leute kennengelernt, ja, sogar von der Rechten, genauso wie wir Vertreter der Linken kennengelernt haben; es sind ernsthafte Leute und man akzeptiert sie, wenn man mit ihrer Meinung auch meilenweit von ihnen entfernt ist und in nichts mit ihrer Ideologie übereinstimmt. Ah, aber es gibt auf dieser Welt außer der Politik viele Dinge, über die man reden kann.


Den Präsidenten Fox lernte ich vor etwa vier Jahren kennen, als er Gouverneur des Bundesstaates Guanajuato war; wir unterhielten uns sechs oder sieben Stunden über Probleme der Ökologie, des Staates, der Landwirtschaft, der Dürre und einer Reihe von Dingen, die für einen Gouverneur von Interesse sind: technologische Entwicklung, Märkte und Probleme aller Art, darüber sprachen wir viel, er interessierte sich für viele Dinge, bis zu dem Extrem, daß er nach seiner Wahl zum Präsidenten erklärt, daß er um die Zusammenarbeit Kubas in den Bereichen Bildung, Gesundheit und Sport bitten werde, denn es sei das Land mit der größten Erfahrung. Zum ersten Mal in der Geschichte Mexikos gibt ein Präsident mit Bescheidenheit eine solche Erklärung ab. Ich denke, er war objektiv, denn wir glauben, daß dies sehr wohl so ist, daß wir das beste Gesundheits-, Bildungs- und Sportsystem der Welt haben, das gerechteste und das mit der größten Gleichheit; ich zögere nicht, das zu sagen, und das ist nichts, denn dies sind Bereiche, besonders in der Medizin, der Bildung und der Kultur, bei denen wir noch beträchtlich voranschreiten werden.


Die Großtaten, die unser Land bereits im Bereich der Medizin vollbringen kann, das enorme Humankapital, über das es verfügt, hat kein anderes Land der Welt; Fachkräfte, die in der Lage sind, an jeden Ort der Welt zu reisen, so schwierig er auch sei, haben die anderen nicht. Wenn sich Europa und die USA zusammentun, um die Ärzte zu suchen, die integrale Gesundheitsdienste leisten, wie die kubanischen Ärzte, dann werden sie es nicht schaffen so viele zu finden wie Kuba. Die Ärzte, die wir in einer Woche zusammenbringen können, bringen sie nicht einmal in 10 Jahren zusammen, und wenn sie es schaffen, dann für 15 Tage, wenn überhaupt, und ein Fünftel dessen, was wir zur Zeit haben, und das bedeutet nicht unser gesamtes Potential im Gesundheitsbereich. Gut, das war aufrichtig.


In diesem Fall schlug der Bürgermeister von Santiago de Chile, Joaquín Lavín, der der Präsident der UDI ist, aus eigener Initiative einen Besuch in unserem Land vor, um das System des Familienarztes zu studieren. Umgehend gaben wir ihm eine positive Antwort: „Ja, natürlich, mit Vergnügen." Und so kam es zu dem Besuch, der mit diesem Tag zusammenfiel; das war sein Hauptinteresse. Und klar, bei solchen Treffen kann man jegliches Thema ansprechen, wir verbieten keinem Besucher, das Thema anzusprechen, das er möchte, und er wurde behandelt, wie wir die Besucher gewöhnlich behandeln, mit der angemessenen Gastfreundschaft.


An diesem Abend sollten wir ein Gespräch haben, ich hatte ihn bereits getroffen, denn er hatte die Schule für Sozialarbeiter besucht und ich war dort, mit Interesse an den Erklärungen, denn eine Schule kann man allein so nicht verstehen, sondern nur wenn sie als Teil eines ganzes Programms eingeordnet wird. Man soll verstehen, was ein Sozialarbeiter ist und welche Mission er hat. Die Schule für Sozialarbeiter ist Teil eines sehr ambitiösen Sozialprogramms und ich war daran interessiert, daß er dies kennenlernte.


Ich war dort, als Oliver Stone kam, er wollte eine Schule besuchen, wir hatten dort ein Gespräch, das waren die Tage, als sich die Schulen abwechselten, die an der Kampagne gegen die Mücke teilnahmen, die von Villa Clara, Holguín und Santiago, ich fuhr dort hin und beobachtete es gut. Dort waren mehr als 100 US-Amerikaner zu Besuch, die Teil einer Bewegung von Städtepartnerschaften zwischen den USA und Kuba sind, später sah ich sie dann erneut in Matanzas.


Ich trag sogar in gewisser Weise dazu bei, zu erklären, was die Schule ist. Dort war Oliver Stone, doch ich bemerkte, daß man die ihm dort gegeben Erklärungen noch mit einigen zusätzlichen Elementen ergänzen mußte.


An diesem Tag plante ich außerdem, die Chilenen nach dem Ende unserer Gespräche zum Abendessen einzuladen. Vor dem Treffen bat er mich, nur eine kurze Weile zu sprechen, doch jenes Gespräch dehnte sich aus, denn es wurden andere Themen behandelt; es gibt immer Themen, über die man sprechen kann, bis zur Frage, welche Meinung er über dieses und jenes hat, was er über dieses oder jenes Problem denkt, nicht um zu debattieren, sondern um Eindrücke auszutauschen und Meinungen kennenzulernen. Zu diesem Zeitpunkt klopft mir also Carlitos auf die Schulter und informiert mich darüber, daß er wichtige Nachrichten erhalten hat. Ich gehe hinaus und sie sagen mir, daß es in der Mexikanischen Botschaft bestimmte Tumulte gäbe und daß ein Omnibus gewaltsam eingedrungen sei, er sei gegen das Gittertor der Mexikanischen Botschaft gefahren. Das war etwa 10 Minuten, nachdem der Omnibus das Gittertor durchbrochen hatte.


Ich erklärte dem Besucher, daß es zu einem Vorfall in der Mexikanischen Botschaft gekommen sei, daß er mich entschuldigen solle und daß wir das Gespräch an einem anderen Tag fortsetzten könnten; aber wenn sie es wünschten, könnten sie warten bis ich mich um diesen Vorfall gekümmert hätte, und ich sagte ihm: „Das dauert mindestens eine Stunde." In Wirklichkeit dauerte es länger, ich brauchte mehr als zwei Stunden.


Also – auch ich habe meine Chronologie:


„23:15 Uhr: Ich bitte die Besucher, mich für mindestens eine Stunde zu entschuldigen.


23:16 Uhr: Ich verlasse mein Büro und fahre zum Amt für Spionageabwehr der Stadt, um Genaueres über die Situation zu erfahren." Das war in der Nähe und in jener Richtung, man verlässt den Revolutionspalast und fährt in diese Richtung. Die Mexikanische Botschaft ist auf der anderen Seite des Almendares-Flusses.


„23:32 Uhr: Ich analysiere detailliert die Situation mit dem Leiter des Amtes für Spionageabwehr und berate über die zu ergreifenden Maßnahmen", oder die getroffen wurden; einige und andere neue, die zu treffen waren, nicht wahr?, „und ich sammele die entsprechenden Angaben zur Information der Bevölkerung." Es war äußerst wichtig, die Bevölkerung so schnell wie möglich über das zu informieren, was ich gesehen hatte. Ich nehme einen Block mit, um Notizen zu machen. So erhalte ich die ersten Nachrichten über die Ursachen des Problems; die ersten Nachrichten über das was geschehen war, über die Ansprache im Kulturinstitut, dessen erste Früchte leider nicht die besten waren, und die Manipulation durch den subversiven Radiosender, das schlecht benannte Radio „Martí".


Das war alles sehr klar. Das wurde bewußt gemacht und sie wußten, an welches Publikum sie sich wendeten. Es war etwas – wie hier gesagt wurde -, das an die Ereignisse des 5. August 1994 erinnerte, als es durch eine ähnliche Vorgehensweise – von dort Nachrichten zu verbreiten über einige Schiffe, die Leute abholen würden – zu den Tumulten kam, zu diesen Berühmten und bekannten Tumulten des 5. August 1994.


Ich sammele die Angaben, ich machte Notizen, weil ich sah, was dort geschah, denn man mußte sofort eine offizielle Note verfassen. Ich habe bereits die wichtigsten Elemente. Es war fast genauso wie am 5. August 1994, damals war Felipe dabei, genauso wie dieses Mal; auch Lage war damals und dieses Mal dabei; am nächsten Tag nicht, denn es gab eine lange Sitzung des Ministerrates und er war bereits am Abend des 28. Februar todmüde, weil er zwei Tage nicht geschlafen hatte. Am 27. war diesmal Carlitos Valenciaga dabei. Wir waren vier, außerdem José, der dahinter war. Ich setze mich auf meinen üblichen Platz im Jeep. Ich bedauere wirklich, es ein wenig spät erfahren zu haben.


Danach bitte ich sie dort, daß sie Anweisungen geben, um zu präzisieren, was jeder Einzelne sagte, um diese Angaben am anderen Tag zu haben, denn zunächst konnte man nur das bekanntgeben, was geschehen war, und später mußte man weitere Angaben für den anderen Tag vorbereiten. Es war Mittwoch, der 27. Februar, der nächste war Donnerstag, der 28. Februar. Man mußte die Informationen sammeln, das mußte man mit aller Schnelligkeit machen, damit es schon am nächsten Morgen in der Zeitung erscheinen konnte.


„0:13 Uhr" – es sind bereits einige Minuten seit 23:32 Uhr vergangen, wir nehmen diese Analysen vor, wir haben das Treffen gehabt und Daten gesammelt -, „ich mache einen kurzen Abstecher dorthin, unterhalte mich sogar mit einigen der Gruppen von Personen, die dort um die Botschaft umherstreiften"- sie behandelten mich sehr liebenswürdig, man muß die Wahrheit sagen; aber es waren bereits Nachzügler; der wirklich kritische Moment war 22:30 Uhr, mehr oder weniger, als der Bus gewaltsam mit voller Geschwindigkeit durch das Gittertor eindrang -, „ich gehe weiter zur Botschaft und bleibe vor deren Eingang stehen, wo der Bus eingedrungen war. Ich beobachte die Situation und unterhalte mich mit den Verantwortlichen." All das war am 27. Februar. „Ich verabschiede mich von den Genossen, die dort zugegen sind, und kehre zum Revolutionspalast zurück."


Randy Alonso.- Es ist bereits der Morgen des 28. Februar.


Arleen Rodríguez.- Ja, es ist bereits der folgende Tag.


Comandante.- Ich beende danach die Note – vielmehr diktiere ich sie dort in aller Schnelle – und setze das Gespräch mit den Gästen fort, die freundlicherweise auf mich gewartet haben. Das war um 2:55 Uhr.


Wir haben das Privileg und das Glück, über Genossen zu verfügen, die eine Note mit Blitzgeschwindigkeit fertigstellen, verteilen und überallhin schicken. Dabei ist Carlitos der Direktor des Orchesters (Lachen), deshalb finde ich ihn nie, wenn ich ihn brauche, weil er immer mit irgendetwas beschäftigt ist. Aber gut, das ist die Geschichte des 27. Februar.


Jetzt kommt der 28. Februar. Ich bin ruhig, weil ich weiß, daß sie sich bis zum Hals in den Schlamassel begeben haben; gemeinsam fassten sie Mut und begingen all diese Dummheiten, all diese Ungeheuerlichkeiten, denn das Land, das sie vorfanden, war nicht das Kuba des Jahres 1994. Sie wissen nicht, mit wem sie sich eingelassen haben. Gut, wir waren ruhig. Ohne irgendeine Sorge würden wir unsere Pflicht erfüllen, die Mexikanische Botschaft zu schützen. Wir hatten den Leuten gesagt: „Man muß sie um jeden Preis mit der blanken Brust verteidigen; benutzt unter keinen Umständen Waffen, mit der blanken Brust."


An diesem 28. Februar um 15:13 Uhr erhalte ich einen Anruf des Präsidenten von Mexiko, sehr freundschaftlich und respektvoll, um mir für das zu danken, was wir getan hatten; das heißt, er bezog sich auf die Maßnahmen zum Schutz der Botschaft vom 27. Februar.


Danach erschienen Agenturmeldungen, in denen es hieß, er habe mir für die Frage der Räumung der Botschaft gedankt. Das war nicht so. Er bedankte sich für das, was wir am 27. gemacht hatten; er bedankt sich zwei Mal bei mir dafür, und er dankt mir sogar dafür, daß ich persönlich in der Botschaft gewesen bin und daß wir die entsprechenden Maßnahmen zu deren Schutz ergriffen hatten. Ein sehr liebenswürdiges, freundschaftliches und konstruktives Gespräch. Es sagte, er habe die Erwartung, daß man eine Lösung für das Problem finden könne. Das Gespräch dauerte einige Minuten. Ich sage nur das, weil es elementar ist, daß man die Vertraulichkeit über die besprochenen Dinge bewahrt; aber er ruft mich an, um mir für den Schutz der Botschaft zu danken.


Wie geht das alles weiter? Gut, hier sind Details der Ereignisse am Morgen. Ich will keine Namen von Funktionären nennen, mit denen wir sprachen, das ist nicht notwendig, den wir wollen niemandem schaden, auch wenn es legal, normal und korrekt war; aber da dies öffentlich ist, nennt man einen Namen und danach kommen die Drohungen und all das andere. Man sagt uns, für Mexiko sei es sehr wichtig, eine bilaterale Krise zu vermeiden, das sagen sie uns um 9:30 Uhr. Sie sagen das dem Außenministerium, sie waren wegen der in der Botschaft entstandenen Situation sehr verstimmt war: „Für Mexiko war es sehr wichtig, eine bilaterale Krise zu vermeiden. Es gab den offensichtlichen Vorsatz, als die Aussagen von Castañeda manipuliert werden."


Gut, 12:30 Uhr am 28. Februar. „Der stellvertretende Minister Iruegas kommt in Havanna an"- der stellvertretende Außenminister Mexikos -, „der auf dem Flughafen vom Abteilungsleiter für Lateinamerika des Außenministeriums empfangen wird. Laut den Aussagen von Iruegas hatte es eine offensichtliche Manipulierung der Aussagen des Außenministers Castañeda in Miami gegeben.


"Er wiederholte, für Mexiko sei die Art der in die Botschaft eingedrungenen Personen klar und er würde um unsere Hilfe bitten, um die Angelegenheit so diskret wie möglich zu lösen.


Iruegas sagte, er fahre vom Flughafen direkt zur Botschaft, um sich mit den dort anwesenden Personen zu treffen, um ihnen nahezulegen, diese Botschaft zu verlassen, und um klarzustellen, daß man durch Anwendung solcher Methoden nicht nach Mexiko reisen könne.


Er fügt hinzu, er würde versuchen zu erreichen, daß sie die Botschaft aus eigenem Willen verlassen, und im gegenteiligen Fall würde er mit unseren Behörden sprechen, um die angemessenste und diskreteste Form zu vereinbaren, mit dem Gebrauch der Polizei unseres Landes."


Um 16:40: „Der stellvertretende kubanische Außenminister und der Abteilungsleiter für Lateinamerika empfingen den stellvertretenden mexikanischen Außenminister und den Handelsattaché dieses Landes. Iruegas teilte mit, daß er sich mit den Personen, die in die Botschaft eingedrungen seien, getroffen habe und daß sie baten, Mexiko möge ihnen helfen, Kuba zu verlassen, um in jenem Land zu arbeiten. Sie willigten nicht ein, die Botschaft zu verlassen." Die sind schlecht erzogen, die akzeptieren nichts, nur sofortige weltweite Unterstützung, die sogar vom Sprecher des State Department geleistet wird, ihr erwähntet das: „Ah, Vorsicht, daß die Unversehrtheit dieser ‚Jugendlichen‘ gewährleistet werden müsse, Mexiko muß die Menschenrechte beachten und ich weiß nicht wieviele Sachen noch", sie üben Druck auf die Mexikaner aus. Das wissen all diese Leute, diesen Trick kennen sie bereits auswendig.


„Der stellvertretende Außenminister gab bekannt, den Besetzern gesagt zu haben, daß Mexiko sich angegriffen fühle durch das, was sie machten, und daß sie nicht in dieses Land reisen würden, denn das sei keine Art des Eintritts in die Botschaft." Die Position der mexikanischen Regierung ist tadellos und wohlbegründet.


„Der stellvertretende Außenminister fragte, ob wir genehmigen könnten, diesen Personen zu sagen, daß wir ihnen Garantien zum Verlassen der Botschaft gäben und ihnen nichts geschehen würde, um sie auf diese Weise nach und nach in Autos aus der Botschaft zu bringen. "Das war der Fehler, wenn wir einmal einen solchen begingen, und wir begingen ihn damals. Das zerstört das ganze System des Schutzes der Botschaften und bietet einen Anreiz zum gewaltsamen Eindringen in die Botschaften.


„Man antwortete ihm, wir könnten ihm diese Garantien nicht geben, denn diese Personen müßten wegen den von ihnen verübten Delikten vor Gericht gestellt werden, die darin bestanden, einen Bus zu entführen und Gewalt anzuwenden, denn wenn diese Aktionen straflos bleiben würden, würden wir die Sicherheit der diplomatischen Vertretungen in Gefahr bringen. Man erklärte ihm, es sei besser, diese Personen verließen die Botschaft aus freiem Antrieb.


Der stellvertretende Außenminister wiederholte, daß sich diese Personen weigerten, die Botschaft freiwillig zu verlassen, weshalb er auf die Notwendigkeit hinwies, daß man so schnell wie möglich handele, und er schlug die Möglichkeit vor, es im Morgengrauen zu machen, auf diskrete Weise und ohne exzessiven Gebrauch von Gewalt.


„23:00 Uhr: Der mexikanische Botschafter Ricardo Pascoe, der um 21:40 Uhr mit Aerocaribbean aus Cancún kommend in Kuba angekommen war, bestellte den stellvertretenden Außenminister Nuñez Mosquera in seine Residenz, um ihm gegenüber die Bitte zu wiederholen, die bereits der stellvertretende Außenminister Iruegas vorgebracht hatte, und um ihm zu sagen, daß er ihm ein von ihm unterschriebenes Schriftstück mit dieser Bitte übergeben könne, wenn dies erforderlich sei."


Wir hatten nichts entschieden, und das ist um 23:00 Uhr.


„ Der stellvertretende Außenminister rief im Büro von Felipe an, von dort wurde die Nachfrage an das Büro des Genossen Valenciaga weitergeleitet. Valenciaga rief im Kongreßzentrum an, wo ich mich aufhielt nach Beendigung des Treffens des Ministerrates und der Präsidenten der Provinz- und Kreisversammlungen, einschließlich der Ersten Sekretäre der Partei in jeder dieser Provinzen. Ich verfaßte zu diesem Zeitpunkt gerade die zweite offizielle Note, in der die Vorstrafen von 13 der 21 Besetzer der Mexikanischen Botschaft einbezogen waren."


Mir erschien es sehr wichtig, daß die nationale und internationale Öffentlichkeit davon erführe, wer diese Personen waren, denn bereits während des Tages hatte man die Identität und die Vorstrafen ausfindig gemacht, denn ich vermutete sofort, wer die Autoren dieses Überfalls waren; sie ähneln denjenigen, die im Einklang mit dem Cuban Adjustment Act illegal über das Meer ausreisen, im Einklang mit dem selben Privileg: Cuban Adjustment Act, also sie fahren in die Vereinigten Staaten. Wenn man ein Krimineller ist, ist das ein idealer Ort zum Stehlen, denn dort gibt es mehr Dinge zu stehlen als hier; wenn jemandem das Stehlen gefällt, dann bevorzugt er zweifellos jenen Markt in den USA, und hier ist es sehr wahrscheinlich, daß man ihn auf die eine oder andere Weise entdeckt und bestraft. Denn in anderen Ländern der Welt werden die Delikte schon nicht mehr bestraft; die Verbrechen stürzen die Gesellschaften ins Chaos, überwinden sie, die Länder werden unregierbar. Hier werden die Verbrechen wenigstens bestraft, nicht alle, muß man sagen. Doch wenn man analysiert, was zum Beispiel in Mexiko und vielen anderen Ländern geschieht, sträuben sich den Leuten die Haare und sie sind erstaunt, wenn sie davon erfahren.


Ich verfaßte die Note, denn ich hatte schon die Vorstrafen und polizeilichen Vermerke von 13 der 21 Besetzer – etwas wirklich Übertriebenes.


Es war angebracht, daß die Öffentlichkeit vor der Fortführung der Debatte über das, was geschah und was nicht geschah, erfahren würde, wer die „Mieter" in der Botschaft waren, das mußte man öffentlich machen; während wir auf der anderen Seite die Bitte hatten, schnell zu handeln, und ich verstehe das vollkommen. Diese Haltung der mexikanischen Regierung erschien mit intelligent, denn wenn in Mexiko am nächsten Morgen die Nachrichten herauskämen... In Mexiko gibt es viele Personen, die Freunde Kubas sind, viele wichtige Persönlichkeiten verschiedenster politischer Richtungen; wir haben in praktisch allen mexikanischen Parteien Freunde und die gehören zu denjenigen, die sich jeglicher Unterstützung Mexikos für die Manöver der USA in Genf widersetzen. Andererseits würde der Druck jeder Art aus dem Ausland kommen, um die Straflosigkeit der Aggressoren zu fördern.


Es ist unzweifelhaft, daß die Situation in der Weise, wie die Geschehnisse abliefen, und bei den begangenen Unvorsichtigkeiten am nächsten Tag ziemlich kompliziert sein würde, und wir wollten mit der mexikanischen Regierung zusammenarbeiten. Wir waren zudem besorgt, daß es dort in Mexiko keine politischen Probleme als Folge dieser Ereignisse geben würde, denn das war äußerst skandalös, und vor allem ab dem Zeitpunkt, als man von der üblen Sorte der Leute hörte, die in die Botschaft eingedrungen waren.


Wir hatten also zwei Probleme: Erstens die Notwendigkeit zu informieren und zweitens die Notwendigkeit einer schnellen Antwort auf die Bitte der mexikanischen Regierung, deren Vertreter ungeduldig die Antwort erwarteten, und ich sagte gerade, warum sie meiner Ansicht nach ungeduldig waren, sie wünschten, daß es schnell über die Bühne gehe. Der Präsident hatte mir das auch gesagt. Je länger die Lösung herausgezogen würde, desto komplizierter würde dieser Fall werden, desto mehr Schaden würde er für Mexiko verursachen und desto mehr Probleme würden im Innern Mexikos entstehen.


Ich muß die Argumente nicht wiederholen, jeder versteht sie, von der ganzen Information, die ihr hier erklärt habt und von all dem, was die Zeitungen veröffentlichen. Es würde sich also zudem in ein innenpolitisches Problem Mexikos verwandeln und das wollten wir absolut nicht. Doch es war essentiell, daß man davon erführe, denn danach würde die Diskussion darüber weitergehen. Wir drängten darauf, daß sie sie überzeugten, denn wir wollten unser Personal dabei nicht einsetzen; doch es gab noch keine Antwort von uns auf die Bitte.


„0:00 Uhr: Der mexikanische Botschafter rief erneut den stellvertretenden Außenminister Kubas an, um ihm zu sagen, er habe das Schreiben fertiggestellt und um zu fragen, auf welche Weise er es ihm zukommen lassen könne.


Der Vizeaußenminister antwortete ihm, er erwarte ihn um 0:30 Uhr im Außenministerium, und umgehend informierte er Felipe, der ihm die Anweisung gab, das Schreiben in Empfang zu nehmen.


0:00 Uhr" – es war bereits Freitag, der 1. März, dies ist kein Schaltjahr -: „Beim Verlassen des Kongreßzentrums werde ich befragt, ob das Schreiben, das der mexikanische Botschafter zu übergeben wünschte, in Empfang genommen werde oder nicht. Vom Auto aus rufe ich Carlos an, bitte um eine Präzision dieser Nachfrage und erteile die Anweisung, daß Nuñez Mosquera das Schreiben in Empfang nimmt"- Felipe hatte seinerseits bereits dasselbe gemacht – „und ich sagte","- das ist das, was ich hinzufügte – „daß er sofort übermittle"- ich weiß nicht, daß Felipe bereits Anweisungen gegeben hat, ich sage ihm das, was er ihm sagen muß – „daß er das Dokument in Empfang nehme und daß er ihnen gegenüber hinzufüge, sie sollten nicht ungeduldig werden in bezug auf die Maßnahme, deren schnelle Durchführung sie wünschten.


0:35 Uhr: Der mexikanische Botschafter und der stellvertretende Außenminister dieses Landes übergaben die Note an den kubanischen Vizeaußenminister und den Abteilungsleiter für Lateinamerika des Außenministeriums mit der ausdrücklichen Bitte um die Räumung der Botschaft." Zu dieser Uhrzeit übergaben sie die Note.


Der Vizeminister, der meine Anweisung noch nicht erhalten hatte – denn die Übergabe des Schreibens geschieht fünf Minuten nach dem Abschicken der Anweisung, die er noch nicht erhalten hatte – sagte ihnen einfach, er würde ‚die besagte Bitte weiterleiten‘. Er fragte den Botschafter, wo er sich befinden würde, worauf dieser ihm antwortete, er sei in seinem Büro".


0:37 Uhr: Ich komme mit Lage am Revolutionspalast an" – wir kamen von dem Treffen des Ministerrates -, „ich rufe Carlitos an und bitte, die Stenographen sollten ins Büro kommen, um ihnen die Informative Note zu diktieren, der Titel lautete ‚Die üble Sorte von Leuten, die von der terroristischen Mafia von Miami und der US-Regierung benutzt werden." Das wird diktiert, es ist bereits 0:37 Uhr am 1. März, und man muß danach mit dem Botschafter sprechen und ihm eine Antwort geben; es gibt immer noch keine Antwort, während der Druck besteht, die Angelegenheit zügig zu lösen.


0:50 Uhr: Der kubanische Vizeaußenminister rief den Botschafter an, um ihm zu sagen, die von ihm übergebene Note würde bearbeitet, um sie unmittelbar weiterzuleiten, wie er es ihm gesagt hatte, weshalb er ihn bat, nicht ungeduldig zu werden." Zu dieser Uhrzeit bestätigte er ihm den Empfang der Nachricht: um 0:50 Uhr. Wir mußten zunächst die Note Nummer 2 fertigstellen, den wir sahen deutlich, daß es zu zwei Nachrichten kommen würde: eine, diese, die sich auf die ‚"üble Art der Leute....‘ bezog, und eine andere, wenn wir die Entscheidung trafen, jene Personen aus der Botschaft herauszuschaffen.


Um 2:30 Uhr kann man in der Tat die zweite Note abschicken, denn sie wird aufgeschrieben, korrigiert, dann der Zeitung und sogar dem Radio und allen Presseorganen zugesendet, um von den Zeitungen Granma und Juventud Rebelde, und auch vom Radio, zu dieser Uhrzeit sendet das Fernsehen nicht, veröffentlicht zu werden.


3:00 Uhr: Es wird angewiesen, die Note sofort nach Mexiko zu schicken, damit sie in der Presse dieses Landes verbreitet werden kann"- damit die Mexikaner erfahren, welche Art von Leuten sich dort eingenistet hatten -, „sie wird ebenfalls Ponce von kubanischen Pressebüro zugesendet, der sich mit 13 Vertretern ausländischer Medien an der Ecke der 7. und 10. Straße aufhielt, um die Botschaft zu beobachten und zu sehen , was dort vor sich ging"- sie wechselten sich dort ab und waren schon gelangweilt vom langen Warten – „und sie wird auch dem Internationalen Pressezentrum und dem Kubanischen Fernsehen zugesandt. Die Radiosender beginnen ab 3:30 Uhr mit der Verbreitung der Note." Ich glaube, es war ein wenig früher, aber gut, es war spät.


„Die Antwort mit der Bitte um Unterstützung bei der Räumung der Botschaft wurde nicht vor 3:15 Uhr am 1. März gegeben.


Gemeinsam mit dem Außenminister Felipe Pérez Roque und dem Vizeaußenminister empfange ich im Revolutionspalast den mexikanischen Vizeaußenminister Iruegas und den Botschafter Pascoe." Um 3:15 Uhr, und sie wollten die Aktion um 4:00 Uhr.


„Bei dieser Gelegenheit und unter Anbetracht ihrer Bitte sagte ich ihnen, daß man um 4:30 Uhr zur Tat schreiten würde, während mit ihnen gleichfalls die Note besprochen wurde, die unmittelbar nach der Durchführung der Operation über das Thema veröffentlicht werden würde." Denn nach der anderen Note und vor ihrem Eintreffen mußte man die Vorlage einer neuen Note erarbeiten, bei der über die Aktion zum Herausschaffen der Leute, die die Botschaft überfallen hatten, informiert wurde. Diese Vorlage ist in einer Form verfaßt, die sich an die Art und Weise anpaßt, in der gemäß unserer Annahme alles über die Bühne gehen würde.


„Um 3:39 Uhr fahren der Botschafter und der mexikanische Vizeaußenminister zur Botschaft, wo sie zum Zeitpunkt des Polizeieinsatzes zugegen sein würden." Sie würden dort sein, das ist sehr gut, und zeigt einen guten Willen.


„Um 3:45 Uhr verlasse ich mit Felipe, Nuñez, Mosquera und Carlitos das Büro"; Lage hatten wir bereits gesagt, er solle schlafen gehen, der Polizeieinsatz stand unmittelbar bevor und wir würden beobachten, wie er über die Bühne ging.


„3:51 Uhr, wir analysieren im Amt für Spionageabwehr von Havanna"- der gleiche Ort, an dem wir vorher waren – „mit dem Divisionsgeneral Carlos Fernández Gondín, dem Brigadegeneral Armando Quiñones Machado und dem Leiter der Einsatzabteilung, José Rodríguez, den Räumungsplan in allen Details, mit besonderem Schwerpunkt auf der Idee, es ohne das Tragen von irgendwelchen Waffen und mit minimalem Gebrauch von Gewalt in Falle von Widerstand durchzuführen, wobei die Eindringlinge vom ersten Augenblick an zur Zusammenarbeit aufgefordert werden sollten, sie sollten ihnen sagen: ‚Wir haben diese und jene Anweisungen, wir bitten euch um Kooperation‘". Dies sollte geschehen, ohne auch nur eine Sekunde zu verlieren; sie würden ihnen ihre Mission mitteilen. Die Besetzer sind alle zusammen, die Funktionäre der Botschaft konnten sie nicht trennen, sie hatten keinen Platz. Sie waren in der Bibliothek. Der Einsatzleiter hatte den Befehl, sie ohne eine Sekunde zu verlieren zur Kooperation aufzufordern.


„Die Operation war schon vorher minutiös von den Leitern und dem Personal des Sonderkommandos ausgearbeitet worden", sie hatten bereits daran gearbeitet, sie hatten alle Pläne, alle Daten, alle Ideen. Dort hatte man jeden Schritt und alle möglichen Eventualitäten geprüft.


„Der Einsatz wurde genau zur geplanten Uhrzeit durchgeführt, in 4 Minuten und 33 Sekunden, ohne den geringsten Zwischenfall", und ich sage das, denn mit dieser Uhr, die ziemlich genau geht (er zeigt sie), haben wir das gemessen. Auf diesen Bildern, die dort erschienen, sieht man den Ein- und Ausgang, aufgenommen von außerhalb der Botschaft: der Aufbruch, das Herausgehen der Leute, die Ankunft. Die Minuten habe ich gezählt, nicht von dem Augenblick an, an dem die Annäherung an das Zielobjekt begann, sondern von dem Moment an, als sie in das Gebäude eindrangen, bis zu dem Moment, als sie herauskamen, waren 4 Minuten und 33 Sekunden vergangen. Wir hatten sechs Minuten eingeplant und sie machten es in kürzerer Zeit.


„Die Koordinierung mit dem mexikanischen Vizeaußenminister, dem Botschafter und dem diplomatischen Personal war präzise, ruhig und äußerst nützlich." Ich muß das sagen, das war das Verhalten des Vizeaußenministers und des Botschafters, die sehr entschlossen waren.


Eine Erklärung, die der Botschafter danach abgab, gefiel mir nicht so sehr; so wie ich detail- und wahrheitsversessen bin, ist es meine Pflicht zu sagen, daß mir die Idee nicht gefiel, sie seien dort gewesen, um uns zu überwachen. Gut, oder um zu überwachen, wie alles gemach wurde. Es gibt hier drei Pünktchen.


Randy Alonso.- Ja. Dort, Comandante, entschuldigen Sie, daß ich sie einen Moment unterbreche, wies Taladrid – da wir gerade über den Moment dieses Polizeieinsatzes und dieser Operation sprechen – auf eine Unstimmigkeit hin zur offiziellen Note, die laut Ihren Aussagen mit der mexikanischen Seite abgesprochen und dann veröffentlicht wurde, wo von dem Wunsch gesprochen wurde. Sie sprachen sogar davon, daß es einen Wunsch gegeben habe, sogar daß man das Problem wegen der internen mexikanischen Situation schnell löse, und auf der anderen Seite, gut, die Erklärungen des mexikanischen Botschafters, von denen Taladrid sprach und gemäß denen unserem Land drei Bedingungen gestellt worden seien. Uns erscheint es ein wenig seltsam, daß man auf der einen Seite von einem Wunsch und auf der anderen Seite von Bedingungen spricht...


Comandante.- Ja, ich sah die Erklärung dort, ich bat Taladrid sogar darum. Ließ bitte die drei Bedingungen vor, die erwähnt werden.


Reinaldo Taladrid.- Der Botschafter Pascoe sagt: „Bei unserer Bitte an die Regierung Kubas bezüglich der Räumung haben wir einige Bedingungen gestellt.


Die erste Bedingung ist, daß wir vorbringen, die Regierung Mexikos hätte a posteriori nicht die Absicht, ein Verfahren gegen irgendeine dieser Personen anzustrengen. Das heißt, wir hatten nicht die Idee, in einem Rechtsstreit mit irgendeiner dieser Personen einzutreten, noch eine jurististische Verfolgung dieser Personen durchzuführen oder uns daran zu beteiligen.


„Zweitens forderten wir, baten wir darum, daß es eine Räumung mit unbewaffneten Polizisten sein solle, denn sie würden in die Botschaft eines anderen Landes eintreten, und unter Anbetracht

 

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